La Cassazione: “Il servizio dei supplenti va equiparato a quello dei docenti con contratto”

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“Sono in arrivo rilevanti novita’ a favore del personale precario della scuola: lo rileva la stampa specializzata, ricordando che il ricorso patrocinato da Anief e discusso in Cassazione dai legali Nicola Zampieri e Fabio Ganci ha portato la Cassazione, con una doppia sentenza, a considerare il servizio svolto dai supplenti a tutti gli effetti alla pari rispetto a quello dei colleghi di ruolo, bocciando quindi il ‘raffreddamento’ sino ad oggi attuato, perche’ contrario alla normativa comunitaria e non sorretto da ragioni oggettive. Bocciando, in questo modo, pure l’interpretazione fornita dall’avvocatura dello Stato sulla sentenza Motter della Corte di Giustizia Europea, sempre patrocinata dagli avvocati del giovane sindacato”. Lo afferma l’Anief in una nota. Italia Oggi, dopo avere sottolineato come tale “orientamento interpretativo” abbia consentito “all’erario di ridurre fortemente i costi del personale”, ricorda che “secondo i giudici di legittimita’, la normativa europea vieta la possibilita’ di applicare un trattamento economico meno favorevole nei confronti dei precari. Pertanto, al personale assunto a tempo determinato va riconosciuta sia la progressione economica di carriera che la Rpd a prescindere dalla tipologia di contratto di assunzione applicata”. Pertanto, continua la testata, questo significa che “i servizi prestati vanno semplicemente cumulati, a nulla rilevando il criterio dell’equivalenza fissato dal testo unico (si veda l’articolo sulla sentenza pubblicato in questo stesso numero). Le pronunce, peraltro, sono state emesse all’esito di un contenzioso seriale che va avanti ormai da molti anni”.

Per Anief le conclusioni da trarre da tali novita’ “sono almeno due. La prima e’ che la doppia sentenza della Cassazione e’ solo il preludio di tante altre sentenze favorevoli presso il tribunale di merito. E per questo ribadisce che 400 mila docenti e Ata assunti negli ultimi dieci anni hanno ora la concreta possibilita’ di rivedere i propri decreti di ricostruzione di carriera, aderendo allo specifico ricorso promosso dal sindacato per ottenere l’immediata e integrale considerazione di tutto il periodo pre-ruolo. La seconda considerazione da fare e’ che gli investimenti modesti previsti dalla legge di bilancio per i lavoratori della Scuola non solo non raggiugono le tre cifre promesse dalla parte pubblica ai sindacati ‘creduloni’, prima lo scorso aprile e poi in autunno, ma nemmeno i 70 euro medi (35 euro netti) a fronte di un’inflazione registrata negli ultimi dieci anni di ben quattro volte maggiore. Ne consegue che diventa un’impellenza, non piu’ prorogabile, la nostra richiesta di trovare le risorse utili a introdurre aumenti medi netti mensili di 240 euro, come rivendicato da Anief in occasione delle audizioni tenute in Parlamento e dell’ultimo sciopero e sit-in tenuto a Montecitorio”.