Crisi: Cgil scuola, approfittare di stallo per ripensare ad Alternanza

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“La crisi di governo, oltre a far segnare una battuta d’arresto ai processi avviati con l’Intesa del 24 aprile 2019 tra la presidenza del Consiglio e i sindacati rappresentativi della scuola e dell’istruzione, mette in bilico anche il Decreto di adozione delle linee guida sui Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (Pcto). Questa fase di stallo potrebbe essere assunta come occasione per ripensare profondamente tutta la questione dell’alternanza scuola lavoro”. Lo scrive in una nota la Flc Cgil che esprime forti perplessita’ in relazione al provvedimento, non solo per le conseguenze piu’ direttamente legate all’attuazione del decreto, quale la riduzione dei fondi a fronte di aumentati carichi di lavoro per il personale della scuola (tutor e personale amministrativo), ma principalmente per il modello di scuola ad esso sotteso.

Secondo il sindacato della scuola, cosi’ come tracciati nelle linee guida, i Pcto rappresentano una ben definita attivita’ “in cui racchiudere tutto cio’ che riguarda l’orientamento, caricando il valore professionale di questo termine, immaginando una scuola che serve, in posizione ancillare, all’impresa. Dall’idea (profondamente errata) che la scuola non prepara al lavoro, l’elaborazione cultural-demagogica di una recente impostazione liberista delle riforme scolastiche ha immaginato una scuola che formi esclusivamente il lavoratore, non considerato in una valenza globale come soggetto sociale, ma proprio come manovalanza, come operatore specializzato per le attivita’ produttive necessarie all’impresa”. Partendo dal presupposto che sempre piu’ rapidamente le competenze professionali diventano obsolete a fronte di uno sviluppo tecnologico in continua trasformazione, “e’ necessario – sottolinea la Flc Cgil – che la scuola formi le intelligenze, menti capaci di elaborare il presente e progettare il futuro. Lo studente della scuola secondaria, che sia realmente pronto ad entrare nel mondo del lavoro, deve essere in grado di avere competenze spendibili, ma soprattutto deve essere in condizione di adattare quelle competenze a un contesto che cambia velocemente e che, sul posto di lavoro, cosi’ come nei contesti sociali, richiede capacita’ di comprendere, elaborare e risolvere situazioni inattese sulla base di una impostazione valoriale di insieme, in cui il rispetto della legalita’, dei diritti di chi ci sta accanto, della tutela dell’ambiente siano prioritari rispetto alla modalita’ di riproduzione meccanica di tecniche operative. Insomma, il rapporto – conclude la nota – tra ambiente scolastico e lavorativo dovrebbe comunque essere incardinato all’interno di un impianto culturale che tenga ben presenti le finalita’ educative che la Costituzione assegna alla scuola”.