Concorsi scuola, è caos: professori prima assunti e poi licenziati

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Docenti assunti e licenziati, paradosso all’italiana. Prima assunti e poi licenziati. Parliamo di circa trecento professori in tutta la Campania, migliaia a livello nazionale, incappati nella tipica storia all’Italiana fatta di concorsi, ricorsi e carte bollate. Ma alla fine chi ne paga le spese psicologicamente ed economicamente sono gli ultimi, quelli che hanno superato le prove, hanno assaporato la vittoria e a cui adesso viene tolto tutto. Il peggiore dei supplizi.

Inizia tutto nel febbraio del 2016 quando il Miur indice un concorso per circa 63mila docenti. I bandi non prevedono la partecipazione degli insegnanti laureati ma solo di quelli abilitati. Ma il concetto di “abilitazione” era ormai giunto al suo esaurimento tanto che molti fanno ricorso per un concorso che pubblico non sembra poiché rivolto ad una piccola cerchia di persone. Il Tar respinge il ricorso ad aprile ma poi ad ottobre il Consiglio di Stato accoglie e ribalta intimando al Miur di predisporre delle prove suppletive identiche a quelle che si erano anticipatamente svolte, con le medesime commissioni. Nella sentenza del supremo organo giurisdizionale amministrativo il requisito dell’abilitazione appare restrittivo e discriminatorio rispetto ad un concorso che debba essere pubblico. Nel frattempo, infatti, lo stesso Miur abbandona il requisito dell’abilitazione per adottare quello dei 24 cfu come requisito accademico per la partecipazione ai concorsi per docenti.

Si va avanti. Il concorso suppletivo esprime i nuovi vincitori che vengono inseriti a pettine nella nuova graduatoria e nel 2018 gli uffici scolastici regionali accantonano i posti per chi dovrà entrare in ruolo nel nuovo anno scolastico.

Il Tar scioglie la riserva imposta nella sentenza del Consiglio di Stato e dà via libera alle assunzioni dei nuovi docenti. Sembra tutto scorrere per il verso giusto quando ad aprile 2019 il Miur impugna la sentenza del Tar del Lazio che sblocca le immissioni in ruolo, chiedendone la riforma e la sospensione. Il Consiglio di Stato non sospende e fissa solo l’udienza per il 7 novembre 2019. La non sospensione fa scattare la presa di servizio dei docenti in graduatoria per l’anno scolastico 2019/2020. Ma il 13 novembre accade il paradosso. Il Consiglio di Stato, stessa camera di consiglio, cambia orientamento dopo più pronunce favorevoli, ribalta gli esiti e considera necessaria l’abilitazione. Quattro anni dopo i professori che erano stati assunti si ritrovano con le lettere di revoca del contratto. Quattro anni di vita persa e un sogno nel cassetto infranto. Ma la battaglia continua, questa volta innanzi alla Corte di Cassazione, perché si sa, le storie all’Italiana non hanno mai fine.