Ponte Morandi, ad un anno dal crollo è pronto il docufilm “Genova ore 11.36”

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Ad un anno dal crollo del ponte Morandi, e’ online il trailer del “non fiction film” che racconta la tragedia di Genova attraverso la voce dei sopravvissuti: “Genova Ore 11:36”, prodotto da 42 Parallelo in collaborazione con RaiCinema, andra’ in onda in prima serata su Rai 3 il 15 settembre. Otto mesi di lavoro, un’unita’ di filmmaker e autori dedicata; piu’ di 100 persone intervistate fra sopravvissuti, testimoni, soccorritori e forze dell’ordine; 300 ore di materiale girato in presa diretta per raccontare la tragedia che ha sconvolto Genova e l’Italia da un punto di vista diverso: quello delle vittime. Quello di chi porta ancora addosso le ferite indelebili di quanto e’ successo. Come Lara Spezie (34 anni), vedova di Luigi Matti Altadonna (35), che, ad un anno di distanza dalla tragedia, si trova sola a crescere i suoi quattro figli. “La mattina del 14 agosto guardo il telefono e c’e’ un messaggio di Luigi – racconta Lara – mi scrive: “per fortuna oggi abbiamo poche consegne, dovrei tornare presto, nel primo pomeriggio saro’ a casa”. E’ l’ultima volta che Lara sente il marito, prima che la loro vita cambi per sempre. Per Lara e Luigi, ma anche per Rita Giancristofaro (42 ann i) e il compagno Federico Cerne (35) che, quella stessa mattina, si sono trovati per caso ad attraversare il Ponte Morandi e, ancora oggi, si interrogano sul senso del crollo, sulle responsabilita’ e sulle colpe di chi ha permesso che tutto questo accadesse. “In Italia la giustizia e’ un’utopia o comunque qualcosa che arriva talmente in la’ che la gente dimentica nel frattempo”, spiega Rita nel film: “ovvio ci saranno risarcimenti economici, perche’ sono dovuti ma nulla di quello che potranno fare ti far a’ tornare indietro, ti restituira’ quello che e’ stato tolto. Tutti i soldi del mondo non fanno tornare in vita i morti”. “Il film documentario, infatti, lontano dall’essere un video di inchiesta o una semplice ricostruzione dei fatti, e’ una moderna Spoon River del Polcevera sul senso di fatalita’ e di profonda ingiustizia che regola il rapporto tra la vita e la morte di ciascuno di noi”, conclude la nota.