Fondi russi alla Lega di Salvini, aperta l’inchiesta

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I rapporti tra la Lega e la Russia sono da mesi al centro di un’indagine della Procura di Milano. Il caso è esploso dopo che il sito americano BuzzFeed ha pubblicato una conversazione tra Gianluca Savoini, fedelissimo di Umberto Bossi prima e poi vicino a Roberto Maroni e a Matteo Salvini, altri due italiani e tre russi con cui si è incontrato il 18 ottobre scorso nella hall dell’hotel Metropol di Mosca. Al centro della riunione, durata poco più di un’ora, le trattative per far arrivare 65 milioni di dollari al Carroccio nell’ambito di una compravendita di petrolio. Denaro che sarebbe dovuto servire a finanziare la campagna elettorale per le elezioni europee. Una vicenda complessa, quella delle relazioni via Bellerio e figure vicine al Cremlino, sulla quale il procuratore aggiunto Fabio De Pasquale a capo del dipartimento ‘reati economici iternazionali’ e i pm Gaetano Ruta e Sergio Spadaro hanno aperto un fascicolo per corruzione internazionale e iscritto nel registro degli indagati il nome del presidente dell’associazione Lombardia-Russia e”sherpa” dei rapporti tra il Carroccio e Mosca. “Stiamo facendo accertamenti per capire se ci siano reati o meno”, si è limitato a dire il procuratore Francesco Greco. “Massima trasparenza: quando vado negli Stati Uniti e in Russia non chiedo soldi. Lavoro per le aziende italiane e il popolo italiano”, è stato il commento del vicepremier Salvini che ieri aveva sottolineato “mai preso un rublo” e aveva preannunciato querele. Le indagini, però, vanno avanti. Gli inquirenti già da diverse settimane avevano acquisito le registrazioni pubblicate ieri dal sito americano. E dopo che L’Espresso il 18 febbraio scorso aveva parlato per la prima volta dell’incontro riservato nel lussuoso hotel moscovita di fronte al teatro Bolsoj, i pm hanno sentito a verbale diverse persone. Nella registrazione, Savoiniparla con un manager russo vicino al Cremlino, un avvocato e un interprete russo, un legale italiano e una seconda persona sempre italiana di strategie sovraniste anti-Ue e di affari legati al petrolio tra Eni e una compagnia russa. L’obiettivo sarebbe quello di raggiungere un accordo per far arrivare una somma fino a 65 milioni di dollari alla Lega. Il leghista, che partecipa all’incontro gli italiani Luca e Francesco, dice in inglese: “A maggio ci saranno le elezioni in Europa e vogliamo cambiarla. Una nuova Europa deve essere vicina alla Russia, perchè vogliamo riprenderci la nostra sovranità”. Nell’audio si passa a parlare di un presunta compravendita di gasolio per 1,5 miliardi di dollari, che servirebbe in realtà a ricavare i fondi neri da far arrivare, tramite una società di Londra, sui conti del Carroccio. Uno dei due italiani che partecipano all’incontro dice agli interlocutori russi: “Il 4% per noi è sufficiente, se lo sconto arriva al 10, il 6% è vostro”. L’accordo prevederebbe che parte del prezzo della compravendita tra una società italiana acquirente – si parla di Eni che tuttavia ha smentito – e la società statale russa Rosenft, resti a Mosca. Uno degli italiani spiega anche che è necessario “coinvolgere” le banche per le transazioni e cita “Banca Intesa Russia”. I magistrati, affiancati dagli uomini del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf, ipotizzano la corruzione internazionale proprio per verificare, tra le altre cose, se una parte dei soldi sia finita a funzionari russi. Indagini sono in corso anche per capire se le operazioni di cui si parla siano andate in porto.