Start-up, Campania prima al Sud e quinta regione in Italia

"Innovation Days" de Il Sole24Ore a Napoli, la cui provincia è terza per numero di nuove imprese dopo Milano e Roma: nel 2019 ne sono nate oltre 400

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“La Campania è la prima regione del mezzogiorno e la quinta in Italia per start-up. Le start-up del territorio sono un punto di forza, indice di grande vitalità. Oggi stiamo cercando di adeguare il le aziende alla trasformazione digitale in atto che è una grande rivoluzione. Non bisogna subirla, ma cavalcarla. Il nostro territorio è pronto, siamo la terza città per l’attività di nuove imprese start-up”.

Cosi’ Vito Grassi, Presidente dell’unione industriali di Napoli, a margine dell’Innovation Days de Il Sole24Ore a Napoli. “Napoli – aggiunge Fabio Tamburini, direttore de Il Sole 24 Ore – è un pezzo importante dell’economia produttiva italiana: per nascita di start-up la provincia di Napoli è al terzo posto in Italia, dopo Milano e Roma. Nel 2019 sono nate oltre 400 start Up. Una sorprendente vitalità”. “Le start-up – Precisa Grassi – non sono solo delle partite Iva nuove, ma un nuovo modo di vivere la realtà che si trasforma ad una velocità impressionante. L’innovazione tecnologica va cavalcata e compresa attraverso un processo di formazione continua nella quale cui abbiamo la fortuna di essere leader mondiali in questo momento grazie ai corsi di formazione della Federico II e dell’academy, a detta delle grandi multinazionali del settore”.

“Stiamo lavorando molto sui temi dell’innovazione nel rapporto con le aziende – chiarisce Gaetano Manfredi, rettore della Federico II – per rafforzare il tessuto imprenditoriale campano, attrarre nuove imprese e dare opportunità di lavoro qualificato ai nostri giovani. I risultati sono molto incoraggianti, abbiamo grandi imprese che hanno investito e stanno investendo a Napoli. Oggi occorre una politica integrata per creare un grande distretto dell’innovazione a Napoli, dove tutte le aziende tecnologiche, ma anche le manifatture, possano fare massa critica per poter investire in maniera massiccia e creare occupazione per le migliaia di nostri laureati che oggi partono per andare in altri paesi europei e in altre regioni d’Italia”.