Pensioni, l’Anief: “Quota 102 è una polpetta avvelenata”

Secondo il sindacato, innalza da 62 anni a 64 anni la soglia minima d'accesso e riduce fortemente l'assegno di quiescenza

279

“Il nuovo anticipo pensionistico su cui starebbe lavorando il Governo e’ una polpetta avvelenata, perche’ rispetto a Quota 100 contiene una doppia grave penalizzazione:
innalza da 62 anni a 64 anni la soglia minima d’accesso e riduce fortemente l’assegno di quiescenza, poiche’ ricalcolato esclusivamente con il sistema contributivo”. E’ questa la risposta di Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, alla volonta’ dell’esecutivo di introdurre una sorta di “Quota 102”.
“L’ipotesi su cui si sta lavorando – spiega il sindacato – e’ quella di introdurre una nuova eta’ anagrafica minima a 64 anni, anziche’ i 62 attuali. Si starebbe anche ragionando su un ricalcolo per intero delle pensioni future con l’esclusivo sistema di calcolo contributivo, quindi totalmente in base ai contributi versati dal lavoratore tagliando cosi’ fuori tutti coloro che hanno diversi lustri da farsi considerare con il sistema retributivo piu’ conveniente”.
“Riteniamo la proposta offensiva per i lavoratori italiani – commenta il presidente del sindacato autonomo Anief – perche’ si sta semplicemente tentando di poterli mandare in pensione sempre piu’ tardi e con assegni quasi dimezzati rispetto a chi ha lasciato l’attivita’ lavorativa solo pochi anni fa”.

“Invece di agire legislativamente sulla riforma Fornero, si stanno strategicamente escogitando dei modelli di anticipo irricevibili:
un lavoratore con oltre 35 anni di contributi ha pieno diritto di andare in pensione, senza essere per questo vessato da norme inique. L’assegno di coscienza non deve prevedere ricalcoli perdere e i gli attuali 62 anni minimi di ‘Quota 100′ non vanno toccati”, conclude Pacifico.
“E’ bene anche – continua il sindacalista autonomo – che la Commissione tecnica sulla previdenza, che secondo la Legge di Bilancio 2020 si dovra’ costituire entro fine mese per rivedere i lavori gravosi oggi limitati a 11, allarghi al piu’ presto le categorie da considerare come tali. Prevedendo come gravoso anche l’insegnamento a tutti i livelli, non solo quello della scuola dell’Infanzia, come del resto indicato piu’ recenti indagini scientifiche sullo stress da lavoro correlato, partendo dal fatto che stiamo parlando di una professione particolarmente incline a determinare stress e burnout, oltre il fatto che in Italia abbiamo personale docente piu` vecchio al mondo. Chi insegna in Italia dovrebbe andare in pensione a 58 anni e con l’80 per cento dell’ultimo stipendio, con una tassazione agevolata al 20% come in Germania dove pero’ a fine carriera si guadagna persino il doppio”.