Pensioni, ipotesi “Quota 102”. I sindacati contrari

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“Qualunque ipotesi di uscita anticipata, che per noi deve essere possibile dai 62 anni – sottolinea il dirigente sindacale – deve vedere un requisito contributivo che non superi i 20 anni e deve valorizzare previdenzialmente i periodi di lavoro discontinuo, povero, gravoso o di cura”. Per Ghiselli, “solo in questo modo si puo’ parlare alla reale platea del mondo del lavoro, quella di oggi e ancor piu’ quella di domani, oltre a garantire l’uscita con 41 anni di contributi a prescindere dall’eta’”. Conclude il segretario confederale: “E’ quindi importante aprire immediatamente il tavolo tra Governo e sindacati sulla previdenza, che riteniamo debba partire dai contenuti della Piattaforma unitaria che il sindacato da tempo ha presentato all’esecutivo”.

“La Cisl e’ assolutamente contraria sia nel merito sia nel metodo ad ipotesi che prevedano di andare in pensioni con almeno 64 anni di eta’ e 38 di contributi ed il calcolo dell’assegno integralmente contributivo”. Lo dichiara in una nota il segretario confederale della Cisl, Ignazio Ganga. “Siamo contrari nel merito perche’ queste proposte, che abbiamo visto rilanciate dagli organi di stampa in questi giorni, non rispondono alle richieste espresse nella piattaforma unitaria di Cgil, Cisl, Uil. E siamo contrari nel metodo perche’ l’unico modo serio di affrontare il tema delle pensioni e della previdenza e’ quello di aprire il prima possibile il tavolo di confronto tra Governo e parti sociali promesso dall’esecutivo ed annunciato a breve dalla ministra del Lavoro, dando allo stesso tempo attuazione alle Commissioni di studio sulla spesa previdenziale e sui lavori gravosi previste dalla Legge di Bilancio”. “Dai rappresentanti della maggioranza di Governo – conclude – ci aspettiamo serieta’ e pertanto dovra’ essere evitato di prefigurare possibili soluzioni, per altro penalizzanti per i lavoratori, valorizzando invece il confronto con le organizzazioni sindacali. Per quanto ci riguarda noi siamo pronti”.