Paura del Coronavirus: 1,8 milioni di italiani hanno annullato viaggi programmati

Nel 19,7% dei casi la destinazione era comunque un paese asiatico, nel 2,2% una nazione africana e, nel 15,1% una europea

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Spaventati dal coronavirus 1.830.000 italiani hanno annullato i viaggi che avevano in programma nei prossimi tre mesi, anche se la destinazione non era la Cina. Questa una delle evidenze emerse dall’indagine che Facile.it ha commissionato a mUp Research e Norstat. Per chi aveva in programma un viaggio e ha scelto di annullarlo, nel 19,7% dei casi la destinazione era comunque un paese asiatico, nel 2,2% una nazione africana e, nel 15,1% una europea. Se a livello nazionale la percentuale di chi ha scelto di annullare il viaggio e’ stata pari al 6,8%, analizzando i dati su base territoriale si scopre come il fenomeno sia molto inferiore al Nord Ovest (3,4%) e notevolmente superiore al Sud e nelle Isole, area in cui la percentuale di viaggiatori che ha deciso di rimanere a casa sale fino al 10,8%. Leggermente meno drastici i 2.530.000 italiani che, invece che rinunciare a partire, hanno semplicemente scelto di cambiare destinazione. Fra loro il 26,7% aveva in programma un viaggio all’estero e, nello specifico, ancora una volta la maggior parte (14,4%) sarebbe dovuto andare in Asia, il 5,1% in Africa e il 11,6% in Europa.

A modificare i loro piani di viaggio sono stati soprattutto i viaggiatori con eta’ compresa fra i 25 ed i 34 anni e, a seguire, quelli fra i 18 e i 24 anni. Hanno agito con estrema prudenza e razionalita’ quei viaggiatori (il 6,8% del campione intervistato) che, per tutelare se’ stessi ed il proprio viaggio, invece di lasciare le valigie nell’armadio hanno semplicemente scelto di sottoscrivere un’assicurazione viaggio o sanitaria prima non prevista. A farlo sono stati soprattutto i residenti nel Meridione (9,7%) e nel Centro Italia (8,5%) e i viaggiatori con eta’ compresa fra i 25 ed i 34 anni. Piccola curiosita’, fra chi ha scelto di sottoscrivere questo genere di copertura ancora una volta la meta piu’ frequente era l’Italia (7,8% vs 5,9%).