Ocse: pensioni basse, per i giovani rischio bomba sociale

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L’Ocse torna a lanciare l’allarme pensioni in Italia, ma, oltre a ricordare la necessita’ di aumentare l’eta’ del ritiro effettivo, sottolinea il rischio che scoppi una vera e propria bomba sociale in futuro per i giovani che hanno cominciato a contribuire da pochi anni e che potrebbero avere assegni non adeguati. A parlare di “problema drammatico di adeguatezza delle pensioni” e’ stato il capo dell’area Lavoro e affari sociali dell’Ocse, Stefano Scarpetta che a margine della presentazione del rapporto Welfare Italia ha sottolineato come le nuove generazioni avranno probabilmente carriere discontinue che in un sistema contributivo che lega le prestazioni ai contributi versati significheranno i futuro trattamenti di pensione bassi. Cinque anni persi di contribuzione, ha spiegato, valgono il 9 per cento in meno della pensione. “Bisogna agire sul mercato del lavoro – ha detto – quella della pensioni non adeguate e’ una bomba che esplodera’ se non la si affronta. Le generazioni del 1980 cominciano a contribuire tardi, si troveranno con pensioni basse”. Il problema va affrontato soprattutto sul fronte del mercato del lavoro e sul sistema dell’istruzione dato che, secondo quanto risulta dal rapporto presentato oggi, l’Italia e’ all’ultimo posto in Europa per sistema di transizione scuola lavoro. “L’idea che se si mandano in pensione prima le persone si creano posti di lavoro “non funziona” – ha detto rispondendo a una domanda sulla cosiddetta Quota 100. “Credo – ha aggiunto – che anche in Italia ci sia bisogno di migliorare il sistema scolastico e universitario per aiutare i ragazzi a comprendere quali sono le filiere di studio. L’Italia come altri paesi europei ha disinvestito nella scuola tecnica di qualita’ e questa va assolutamente rilanciata”. La ricerca di Welfare Italia presentata oggi sottolinea come il sistema di protezione sociale sia sotto pressione soprattutto per l’andamento demografico (continua a crescere l’eta’ media mentre diminuiscono i nuovi nati) e come sia necessario integrare la previdenza e la sanita’ pubblica con quella privata. Nel 2050 ci saranno probabilmente 1,1 pensionati per ogni lavoratore e una percentuale di spesa pensionistica sul Pil del 17,6% con 1,3 punti in piu’ sul 2018. La spesa pubblica totale in servizi di protezione sociale nel 2018 – spiega Welfare Italia – ammonta a 488,3 miliardi con la componente pensionistica che vale il 57,6% del totale (281,5 miliardi). “All’interno di questo contesto – si legge – l’integrazione pubblico-privato si configura come un meccanismo in grado di far fronte non solo ai crescenti vincoli di spesa del pubblico e al dualismo geografico, ma anche all’evoluzione dei bisogni dei beneficiari di servizi di welfare. A fine 2018 sono censiti 7,9 milioni di aderenti a forme di previdenza complementare (circa il 30% della forza lavoro) mentre il segmento della sanita’ integrativa coinvolge 12,6 milioni di beneficiari.