Logistica e trasporto merci, allarme Confetra: serve liquidità per restare in piedi

La confederazione ha inviato un documento al Governo: contrazione dei volumi tra il 20 e il 25%, "noi non potevamo restare a casa"

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Confetra ha presentato alla ministra dei Trasporti e Infrastrutture Paola De Micheli e al premier Giuseppe Conte, un documento nel quale sottolinea come la pandemia economica rischia di fare più danni di quella sanitaria. Su base annua il Centro Studi della Confederazione prevede una contrazione dei volumi tra il 20 e il 25%. Se l’interscambio commerciale del Paese con il resto del Mondo fletterà di circa 150 miliardi, in termini di merci movimentate ciò equivarrebbe a circa 90 milioni di tonnellate, tra import ed export: l’equivalente di 18 miliardi di fatturato per l’intero settore della logistica e del trasporto merci.

“Siamo la rete che regge l’economia reale – osserva il presidente di Confetra Guido Nicolini – e se essa dovesse collassare, non c’e’ ripresa che tenga. Da settimane lavoriamo sostanzialmente in perdita: a costi fissi cioè immutati, ma mediamente al 25/30% dei volumi. Noi non potevamo ‘restare a casa’, ma ora serve una massiccia iniezione di liquidità attraverso strumenti diretti ed attivabili nel giro di pochi giorni, non settimane, per tenere in piedi il settore”.

Tre, sostanzialmente, le proposte avanzate dalla Confederazione al Governo: una riduzione flat del cuneo fiscale del 40% per i prossimi 20 mesi, la possibilità di incassare tramite CDP subito il 50% delle fatture inevase senza oneri, la costituzione di un Fondo nazionale per ristorare le imprese che possano dimostrare un gap di fatturato tra il periodo dell’emergenza e del lockdown 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019.

“Si tratta di un pacchetto di misure che necessita di coperture per circa 9 miliardi. E
parliamo solo del settore logistica e trasporto merci. E’ chiaro che tutto cio’ ha un senso se il Governo, come ci auguriamo, vorrà davvero mettere a punto una politica urgente per la ripresa come quella evocata nei giorni scorsi da Draghi. Un altro provvedimento da 25 miliardi invece, buono solo per prorogare di un ulteriore mese le scadenze fiscali e poco altro, significherebbe in larga misura condannarci a chiudere battenti nel giro di poche settimane”, conclude Nicolini.