«Il Governo prevede di sprecare per salvare l’ex Ilva di Taranto altri soldi pubblici, che si aggiungono ai dieci già spesi negli ultimi dieci anni. Ci sembra quanto mai scellerato non considerare l’ipotesi della chiusura in favore del risanamento e della riconversione economica del territorio, che comporterebbe gli stessi costi di questo piano irresponsabile. Con il Piano Taranto abbiamo stimato in poco più di tre miliardi la spesa per emancipare una volta per tutte la città dalla sua fabbrica assassina».

E’ quanto sostengono associazioni, movimenti e comitati di Taranto che rilanciano il cosiddetto Piano Taranto, la piattaforma che rivendica la chiusura delle fonti inquinanti con la il reimpiego degli operai nella bonifica e la riconversione economica del territorio. Il Piano si basa su uno studio tecnico-scientifico «Dalle bonifiche alla reindustrializzazione» prodotto qualche anno fa da Confindustria e poi Taranto sul caso Taranto «in cui si dimostrano – sostengono gli attivisti – i benefici degli investimenti nelle bonifiche dal punto di vista della fiscalità, della produttività e dell’occupazione, che addirittura triplicherebbe rispetto agli attuali assunti del polo siderurgico tarantino. Ci sono fondi europei ad hoc – aggiungono – per la riqualificazione professionale dei lavoratori che, dunque, manterrebbero il salario per tutto il periodo formativo, per poi essere reimpiegati nelle bonifiche del territorio, conservando poi un’ottima appetibilità nel mondo del lavoro, anche a bonifiche ultimate. La spesa prevista può essere spalmata in dieci anni».

Il Piano sarà portato all’attenzione degli studenti degli istituiti superiori di Taranto ed è in previsione un convegno, probabilmente già nel mese di gennaio in previsione del tavolo interministeriale di Cantiere Taranto, in cui sarà illustrato il progetto di riconversione che «ora viene aperto alla sottoscrizione – hanno concluso le associazioni – di gruppi, partiti, sindacati, ordini di categoria, per farne un vero e proprio manifesto unitario per il cambiamento».

(gazzettadelmezzogiorno.it)