L’allarme dell’EEA: agricoltura e allevamento rischiano di scomparire dal sud dell’Europa

I cambiamenti climatici potrebbero causare un calo del 50% di colture non irrigate come grano, mais e barbabietola da zucchero entro il 2050

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Secondo lo studio dell’EEA, il ricorrere di eventi climatici estremi, l’aumento delle temperature, che negli scorsi mesi ha portato buona parte dei Paesi del centro e del sud Europa a registrare nuovi record assoluti, e l’aumento nell’incidenza di periodi di siccità potrebbero causare un calo del 50% di colture non irrigate come grano, mais e barbabietola da zucchero entro il 2050. Uno scenario che porterebbe alla perdita di valore (commerciale e sociale) per le terre agricole e al loro progressivo abbandono entro il 2100.

Il settore agricolo impiega direttamente circa 22 milioni di cittadini europei (che diventano 44 milioni se si considera anche i posti di lavoro della connessa industria alimentare). Il 40% del territorio Ue è coperto da terreni agricoli, in buona parte distribuiti proprio nei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo (Italia e Spagna in primis). Grazie a condizioni climatiche favorevoli, il settore agricolo ha continuato a crescere negli ultimi decenni tuttavia, come riporta anche il recente report dell’IPCC sull’uso intensivo del territorio, resta uno dei comparti più esposti al cambiamento climatico.

Allo stesso tempo, agricoltura e allevamento sono tra i maggiori responsabili di emissioni di gas serra: nonostante i livelli siano ampiamente calati rispetto ai primi anni ’90 (-22% di GHG tra il 1990 e il 2016), le emissioni del settore agricolo rappresentano ad oggi il 10% del totale dell’Unione europea. In particolare, il comparto agricolo è il maggior responsabile dell’emissione di gas serra diversi dal diossido di carbonio con quelle derivanti dalla fermentazione enterica che costituiscono la quota maggiore (38%) di tutte le emissioni di gas a effetto serra del settore.

Il report spiega come l’aumento delle temperature medie globali e della concentrazione di CO2 nell’atmosfera porteranno probabilmente a un’allungamento della stagione di crescita delle piante nel Nord Europa, ma sostiene anche che gli effetti positivi del cambiamento climatico verranno soverchiati da quelli negativi, in particolare nel Sud del vecchio continente dove la perdita di valore delle terre dovrebbe portare a una diminuzione dell’80% dei terreni coltivati entro fine secolo e quindi a un sostanziale abbandono del comparto in regioni storicamente dipendenti proprio dall’agricoltura.