Istat: frena la stima del pil, disoccupazione al 9,9% nel 2020

Nei primi dieci mesi del 2019, la percentuale dei senza lavoro ha continuato a scendere, raggiungendo a ottobre un livello (9,7%) inferiore di un punto percentuale rispetto allo stesso mese del 2018

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Nel corso del 2019, secondo l’Istat, il mercato del lavoro italiano ha sperimentato un andamento analogo a quello dell’area euro, caratterizzato da un miglioramento dell’occupazione e una riduzione della disoccupazione. Le unita’ di lavoro totali sono aumentate con un ritmo costante nei primi due trimestri (+0,2% la variazione congiunturale) per poi accelerare lievemente tra luglio e settembre (+0,3%), sostenute dalla crescita dei dipendenti (+0,3% in tutti e tre i trimestri).

Secondo i dati piu’ recenti della rilevazione sulle forze lavoro, anche ad ottobre la tendenza positiva e’ proseguita, con un aumento degli occupati (+0,2%) e una stabilita’ del tasso di occupazione. Nei primi dieci mesi del 2019, il tasso di disoccupazione ha continuato a scendere, raggiungendo a ottobre un livello (9,7%) inferiore di un punto percentuale rispetto allo stesso mese del 2018. Anche i dati sulla domanda di lavoro si mantengono su livelli massimi del periodo. Nel terzo trimestre il tasso di posti vacanti destagionalizzato, che misura la quota dei posti di lavoro per i quali e’ in corso la ricerca di personale, si e’ attestato all’1,1% nel complesso delle attivita’ economiche e nei due settori aggregati dell’industria e dei servizi.

Nei prossimi mesi l’Istat prevede il proseguimento della fase di miglioramento del mercato del lavoro, ma con un’intensita’ piu’ contenuta. Tale andamento rifletterebbe, con un lieve differimento temporale, il progressivo rallentamento del ciclo economico. Nel biennio di previsione, l’occupazione, espressa in termini di unita’ di lavoro, e’ prevista crescere con un ritmo (+0,7%) superiore a quello dell’output, prefigurando un possibile proseguimento della fase di riduzione della produttivita’.

Il miglioramento dell’occupazione sara’ sostenuto dall’aumento delle unita’ di lavoro dipendenti. Nel biennio di previsione, la disoccupazione e’ attesa ridursi ma con una velocita’ piu’ contenuta: nel 2019 il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi al 10,0% per poi diminuire marginalmente l’anno successivo (9,9%). L’aumento dell’occupazione si accompagnerebbe a una crescita del monte salari e a un miglioramento delle retribuzioni lorde per dipendente (+0,7% e +0,6% rispettivamente nel 2019 e nel 2020).

Nel 2019, secondo le previsioni dell’Istat, il prodotto interno lordo e’ previsto aumentare dello 0,2% in termini reali, in deciso rallentamento rispetto all’anno precedente. La crescita del Pil risulterebbe in lieve accelerazione nel 2020 (+0,6%). Nell’anno corrente, la domanda interna al netto delle scorte fornirebbe un contributo positivo alla crescita del Pil pari a 0,8 punti percentuali; l’apporto della domanda estera netta risulterebbe moderatamente positivo (+0,2 punti percentuali) mentre la variazione delle scorte fornirebbe un impulso ampiamente negativo (-0,8%). Nel 2020, il contributo della domanda interna si manterrebbe su livelli simili a quelli dell’anno corrente (+0,7%), la domanda estera netta contribuirebbe ancora positivamente (+0,1%) mentre le scorte fornirebbero un contributo negativo ma di intensita’ contenuta (-0,2%). Nel biennio di previsione, la crescita della spesa delle famiglie e delle ISP in termini reali e’ stimata in lieve rallentamento rispetto agli anni precedenti (+0,6% in entrambi gli anni) mentre quella delle AP aumenterebbe con tassi rispettivamente pari a +0,4% e +0,3%.

Gli investimenti fissi lordi mostrano un profilo in rallentamento, con tassi pari a +2,2% nel 2019 e +1,7% nel 2020. Il proseguimento della dinamica positiva del mercato del lavoro determinerebbe un aumento dell’input di lavoro a ritmi superiori a quelli del Pil (+0,7% in termini di unita’ di lavoro in entrambi gli anni) mentre il tasso di disoccupazione segnerebbe un deciso miglioramento nell’anno corrente (10,0%) per poi scendere marginalmente nell’anno successivo (9,9%).