Il 2019 è un anno ‘nerò per l’industria italiana con fatturato e ordinativi che accusano una flessione per la prima volta negli ultimi cinque anni. Neanche il recupero segnato dagli ordinativi nel solo mese di dicembre (+1,4%) è bastato a far risalire la china, confermando la fase di stagnazione dell’economia, se non di rallentamento, che ora con l’emergenza del Coronavirus potrebbe preludere a un ulteriore peggioramento e a una caduta in recessione. A certificare la fase di arretramento è l’Istat che ha rilevato per l’intero 2019 un calo del fatturato dell’industria dello 0,3% rispetto al 2018, sia per il dato grezzo che per quello corretto per gli effetti di calendario. È il primo calo in termini annui dal 2015. Ad andare male anche i nuovi ordinativi che hanno registrato la prima diminuzione dal 2014 segnando un ribasso dell’1,9%. E si fa più debole la dinamica dei prezzi al consumo. L’Istat ha limato il tasso d’inflazione di gennaio a +0,5%, quindi rimanendo ferma rispetto a dicembre, contro il +0,6% della stima preliminare. Su base mensile, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,1% su base mensile. Tutti segnali che per la Cisl decretano un «avvitamento conclamato su produzione, consumi, occupazione, coesione e lo spettro della recessione torna ad avvicinarsi». Per uscire dallo stallo, il sindacato ritiene necessaria «una svolta sull’Agenda lavoro e coesione, vanno sbloccati gli investimenti pubblici e privati, recuperata una visione di politica industriale, governate le crisi aziendali». E se non si vuole «consegnare l’Italia a un nuovo ciclo di decrescita e recessione» serve un «coerente disegno di medio-termine» con «risorse adeguate e una visione concertata». In allarme anche il Codacons che vede una «Caporetto» nel nuovo «flop totale per l’industria italiana» e chiede al Governo «misure di sostegno e rilancio» per salvare il settore industriale. Più in dettaglio l’Istat ha rilevato che in termini congiunturali il calo del fatturato è del 3%, al netto dei fattori stagionali, mentre su base tendenziale il fatturato totale corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 20 contro i 19 di dicembre 2018), diminuisce dell’1,4%, con riduzioni dell’1,8% per il mercato interno e dello 0,7% per quello estero. Ma a rivelarsi debole è tutto il quarto trimestre con l’indice complessivo che registra una riduzione dello 0,6% rispetto al trimestre precedente. Eppure, nel solo mese di dicembre gli ordinativi dell’industria hanno fatto segnare un incremento dell’1,4% rispetto al mese precedente. E anche nel complesso del quarto trimestre si è avuto un aumento congiunturale, pari all’1,9%. Una crescita che però si puntella solo sul mercato interno mostrando una marcata perdita di quote sul mercato estero. Dall’analisi dei dati, emerge che l’incremento congiunturale è sintesi di risultati quasi speculari registrati sui due mercati: +6,9% la crescita delle commesse provenienti dal mercato domestico e -6,4% la riduzione di quelle provenienti dall’estero. Anche in termini tendenziali l’indice grezzo degli ordinativi ha evidenziato un aumento del 6%, trainato dall’ampio incremento delle commesse pervenute dal mercato interno (+12,6%). Unica nota positiva, la crescita del fatturato dell’industria alimentare Made in Italy che fa segnare un balzo record del 2,3%.