Fmi: Pil Italia +0,5% nel 2020, media più bassa di tutta l’Unione Europea

Pubblicato il rapporto Article IV: il cuneo fiscale del 48% (media Ue al 42%) potrà essere ulteriormente tagliato utilizzando risorse provenienti da Iva, casa e lotta all'evasione

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Una crescita intorno allo 0,5% per il 2020 dopo lo 0,2% stimato per il 2019, e sullo 0,6-0,7% nei prossimi anni, al livello più basso dell’intera Unione europea.

E’ quanto prevede il Fondo monetario internazionale nel suo rapporto Article IV sull’Italia, alla luce di una “debole crescita potenziale”. “L’avverarsi di shock, come un’escalation delle tensioni commerciali, una frenata negli scambi con i principali patner o eventi geopolitici – avverte il Fmi – potrebbero comportare prospettive molto più deboli”. Secondo il Fondo il deficit dovrebbe essere “circa il 2,4% del Pil nel 2020” e poi in lieve calo, mentre il debito resterà vicino al 135% nel medio termine, prima di salire nel lungo termine a causa della spesa pensionistica. E’ scritto nel rapporto Article IV del Fmi sull’Italia. Che apre a un bilancio “neutrale” quest’anno, per poi “approfittare degli attuali bassi tassi d’interesse per mettere in atto un credibile consolidamento di medio termine” che porti a un surplus di mezzo punto entro il 2025.

L’Italia può puntare a tagliare ulteriormente il cuneo fiscale, che al 48% è molto più alto del 42% della media Ue, ampliando la base imponibile Iva, mettendo mano alle rendite catastali e proseguendo nella lotta all’evasione fiscale. Lo suggerisce la missione Article IV del Fondo monetario internazionale ipotizzando un intervento “più ambizioso” sul cuneo, pari al 2% del Pil, dopo gli interventi che lo hanno ridotto di uno 0,2-0,3% del Pil nel 2020-2021.

L’Italia deve mantenere l’età del ritiro legata all’aspettativa di vita e deve assicurare equità attuariale per il pensionamento anticipato “legando strettamente gli assegni ai contributi versati nell’arco della vita lavorativa”. Lo afferma il Fondo monetario internazionale nel Rapporto Article IV sull’Italia. Il Fondo monetario afferma che l’Italia ha fatto più della maggioranza degli altri Paesi nelle riforme sulla previdenza generando risparmi nel lungo periodo ma anche che Quota 100 “ha aumentato la spesa e creato una discontinuità nell’età del ritiro”.