Fallimento Thomas Cook, danno da 300 milioni per le aziende italiane

Le strutture delle località turistiche che lavoravano con il tour operator britannico potrebbero perdere l’equivalente del 70% del giro di affari annuo

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Il fallimento della storica società di viaggi britannica Thomas Cook colpisce anche l’Italia, con un danno che dalle stime iniziali di Federalberghi si aggira intorno ai 100 milioni di euro, ma che potrebbe arrivare fino a 300. Hotel e strutture delle località turistiche che lavoravano con il tour operator britannico, riporta il Corriere della Sera, potrebbero perdere l’equivalente del 70% del giro di affari annuo.

Le strutture più colpite sono ovviamente quelle delle località turistiche e balneari, dalla Sicilia alla Lombardia. Il nodo è nelle tempistiche dei pagamenti: Thomas Cook, una volta ricevuti i soldi dai clienti al momento della prenotazione, li girava agli alberghi dopo 30 giorni e, allo stato attuale, gli ultimi saldi effettuati risalgono alla fine di agosto in riferimento al mese di luglio. Poi, tre giorni fa, il fallimento del piano di salvataggio e la bancarotta dopo 178 anni di attività. Si parla di mesi di incassi mancati che, molto probabilmente, sarà difficile recuperare, e che potrebbero mettere in seria difficoltà le strutture più piccole o a conduzione familiare.