Dazi e tregua Usa-Cina, la Coldiretti: “Ora sia pace anche con l’Ue”

"Nel primo mese successivo all'entrata in vigore dei dazi l'Italia ha visto crollare le esportazioni complessive del Made in Italy negli States del 10,4%"

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“Dopo la tregua siglata dagli Stati Uniti con la Cina adesso va cercata la pace anche con la Ue contro la quale Trump è pronto ad aumentare i dazi fino al 100% in valore su una nuova black list allargata dei prodotti che comprende tra l’altro vino, olio e pasta Made in Italy oltre ad alcuni tipi di biscotti e caffè esportati negli Usa per un valore complessivo di circa 3 miliardi”. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che “l’intesa con Pechino e’ destinata ad avere effetti rilevanti anche sull’Unione Europea e sull’Italia che nel primo mese successivo all’entrata in vigore dei dazi ha visto crollare le esportazioni complessive del Made in Italy negli States del 10,4% con una drastica inversione di tendenza rispetto ai dieci mesi precedenti in cui erano aumentate in media del 11,3% secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat a novembre”.

Si apre infatti un nuovo fronte con gli Usa dopo che l’accordo di Washington con il gigante asiatico ha garantito l’aumento significativo delle importazioni cinesi di prodotti agricoli americani, come carne di maiale, pollame, grano, mais, riso e soprattutto soia, per rispondere alle forti proteste dei farmers statunitensi storici elettori di Donald Trump che – ricorda la Coldiretti – aveva stanziato in aiuto un piano di 16 miliardi di dollari per far fronte al pesante impatto della guerra commerciale con Pechino”.

“A sbloccare l’intesa tra Usa e Cina e’ stato – precisa la Coldiretti – l’aumento record del 67% delle importazioni di soia da parte del gigante asiatico a dicembre ma anche il balzo del 75% nel 2019 degli arrivi di carne di maiale per effetto della peste suina che ha decimato gli allevamenti locali. Ora l’intesa raggiunta e’ destinata a modificare in futuro la domanda di materie prime con scenari inediti nel commercio mondiale che vanno attentamente monitorati perche’ gli Usa sono il primo fornitore di soia sul mercato europeo. Una cambiamento che riguarda direttamente l’Italia che e’ il primo produttore europeo con circa il 50% della soia coltivata ma che e’ comunque deficitaria e deve importare dall’estero”.