Covid, -15% canoni uffici mentre domanda case in periferia +20%

111

Forte aumento della produttività del telelavoro da casa, calo dei canoni di affitto per gli uffici e aumento invece della domanda di immobili residenziali in periferie e hinterland. Sono alcune delle conclusioni chiave di uno studio sugli effetti del Covid presentato da Andra Ghent, professore del dipartimento di finanza dell’Università dello Utah, durante la conferenza annuale della Bce sulla ricerca. In generale, sia da parte dei datori di lavoro, che dei lavoratori dipendenti, è atteso un forte aumento del lavoro da casa anche quando la pandemia sarà finita, rispetto a quelli che erano i livelli pre Covid. La Ghent ha sottolineato come quasi tutte le tecnologie, tranne quelle sulle videochiamate di gruppo, usate nel telelavoro e nello smart work di questi mesi siano state messe in commercio tra gli anni novanta e la prima decade del 2000. In generale “il lavoro da casa e in ufficio sono complementari -ha detto – e durante la pandemia si è verificato un forte aumento, che stimiamo nel più 46% sulla produttività del lavoro da casa. Tra l’altro va rilevato che uno non dimentica l’uso delle nuove tecnologie che ha imparato ad utilizzare durante la pandemia”. Invece lo studio a cui ha partecipato l’economista, stima che i fitti per gli uffici segneranno un meno 15% in media a seguito dei mutamenti sul modo di lavorare post Covid. Mentre “la domanda di case in periferia aumenterà tra il 10 e il 20%”, ha proseguito. Intanto l’impossibilità di effettuare il telelavoro per alcune fasce, in particolare coloro che hanno basse qualifiche causerà un peggioramento delle disuguaglianze. Infine, ma non ultimo “la pandemia sarebbe stata molto più letale e costosa – ha avvertito l’economista dell’università dello Utah – se fosse capitata prima che fossero disponibili queste tecnologie”.