Consumi in calo, l’allarme: “Tagliare le tasse sugli alimenti Made in Italy”

La richiesta del presidente Coldiretti al premier Conte: "Pesante stagnazione degli acquisti anche nel 2019"

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Non solo va scongiurata qualsiasi ipotesi di aumento dell’Iva, ma è necessario riconoscere un credito di imposta alle imprese della filiera agroalimentare che utilizzano in misura prevalente prodotti agricoli italiani per rilanciare i consumi, ridurre il gap competitivo con gli altri Paesi e sostenere il sistema produttivo nazionale lungo la filiera dal campo alla scaffale. E’ quanto sostiene il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini al vertice di Palazzo Chigi con il Premier Giuseppe Conte nel sottolineare che l’aumento dell’Iva rischia di riguardare anche beni di prima necessità come carne, pesce, yogurt, uova, riso, miele e zucchero con aliquota al 10% e il vino e la birra al 22% che rappresentano componenti importanti per la vita delle famiglie.

“L’alimentare – sottolinea Prandini – è la principale voce del budget degli italiani con una spesa complessiva di 244 miliardi, ma soffre di una pesante stagnazione degli acquisti, anche nel 2019, che vanno invece sostenuti interventi mirati a rilanciare il mercato interno, l’economia e il lavoro. Il credito di imposta alle imprese che valorizzano i prodotti coltivati e allevati in Italia è in grado di generare un circolo virtuoso lungo tutta la filiera per superare – precisa Prandini – i pesanti ritardi che devono affrontare sul piano infrastrutturale e burocratico, nei confronti dei concorrenti esteri.

E’ anche necessario – continua – usare la leva fiscale mantenendo l’esenzione Irpef per sostenere gli investimenti delle imprese e tagliare il cuneo fiscale per abbassare il costo del lavoro per destinare il risparmio ottenuto ai lavoratori che potrebbero così avere più risorse da spendere per i consumi innescando un moltiplicatore di ricchezza per il Paese”.