Casa, affittare rende più di investire nei Titoli di Stato

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Un bilocale arredato di 55 mq nel centro citta’ rende quasi 3 volte di piu’ rispetto ai tassi medi di interesse dei BTP decennali nel 2018 (2,5%). E’ quanto emerge dalle rilevazioni di Solo Affitti, secondo cui in Italia affittare un bilocale ha reso lo scorso anno mediamente il 6,1%, un punto in piu’ rispetto al 2014. Cagliari (8,2%), Trieste (8,1%) e Palermo (7,5%) sono i capoluoghi con i rendimenti lordi degli affitti piu’ alti. Tra i capoluoghi che consentono ai proprietari di immobili di ottenere buoni guadagni ci sono anche Napoli e Torino (6,4%), di poco superiori a quelli rilevati a Milano (6,3%). Chi affitta casa in centro a Bologna (6,1%) ottiene un rendimento lordo in linea con la media nazionale. Gli introiti, seppur piu’ alti dei titoli di Stato, sono inferiori alla media italiana a Genova, Ancona e Bari (5,7%). A Roma i rendimenti dei bilocali affittati in centro citta’ si sono attestati attorno al 5,6%, poco piu’ che a Firenze (5,5%) e Perugia (5,1%). Fanalino di coda in questa speciale graduatoria e’ Venezia, dove Solo Affitti ha rilevato una redditivita’ media dei canoni pari al 4,8% per le case affittate nel centro abitato sulla terraferma.

Dal 2014 allo scorso anno – spiega Solo Affitti – i rendimenti medi delle abitazioni in affitto nelle principali citta’ italiane sono aumentati di un punto, dal 5,1% al 6,1%. Nel quadriennio esaminato questo incremento e’ stato favorito sia dall’aumento dei canoni medi (+15,3%), da 608 a 701 euro, sia dalla discesa dei prezzi medi di vendita degli immobili, passati da 2.681 a 2.529 euro/ mq. La crescente richiesta di abitazioni in affitto nel nostro paese e, al contempo, la perdurante stagnazione dei prezzi delle case riconducibile all’incertezza economica sono i principali fattori che incidono sulla crescita dei rendimenti da locazione. I rendimenti lordi rilevati non sono poi cosi’ distanti da quelli netti. La tassazione sugli affitti, infatti, gode di numerose agevolazioni: la ‘cedolare secca’, ad esempio, prevede un’aliquota ordinaria del 21% per i contratti liberi “4+4” e una ridotta del 10% per i contratti a ‘canone concordato’.