Calzaturiero, perse metà delle aziende dalla crisi degli anni ’90

Ridimensionamento della forza lavoro del 38,3%. Dal 2000 ad oggi, i volumi di produzione sono stati dimezzati (-52,7%).

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La produzione di calzature rappresenta il 15,1% dell’export totale del settore Tessile, Moda e Accessorio italiano (in totale circa 90 miliardi di valore). Nel 2018, sono stati prodotti 184 milioni di paia di scarpe per un valore di 7,86 miliardi di euro. Solo il 15% del totale (27,5 milioni di paia) è destinato al mercato interno. È quanto emerge dallo studio dell’Eurispes “Strategie di difesa attiva del Made in Italy calzaturiero”, presentato oggi presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio.

Il valore dell’export nel 2018 ha raggiunto quasi i 10 miliardi di euro. Nonostante ciò, rispetto a dieci anni fa, il volume del venduto è diminuito dell’8,4% e il valore del 27,9% (Assocalzaturifici, 2018). In Italia ci sono 4.500 calzaturifici che impiegano circa 75.600 addetti. Tuttavia, la crisi economica iniziata a metà degli anni Novanta, ha causato una riduzione delle aziende di quasi il 50% e un ridimensionamento della forza lavoro del 38,3%. Dal 2000 ad oggi, i volumi di produzione sono stati dimezzati (-52,7%).

L’Italia calzaturiera è caratterizzata da una vistosa frammentarietà del tessuto imprenditoriale: il 65,2% è rappresentato da microimprese che assorbono il 13,5% dei lavoratori; le piccole imprese assorbono il 54,1% degli addetti. Le otto principali regioni a vocazione calzaturiera individuate da Assocalzaturifici sono in ordine di rilevanza: Veneto, Toscana, Lombardia, Marche, Emilia Romagna, Puglia, Piemonte, Campania.