Storia e cultura: a Napoli la mostra sui Longobardi

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I longobardi, un popolo misterioso e affascinante. Antichi guerrieri che hanno attraversato la penisola lasciando importanti testimonianze archeologiche e nella toponomastica. Cantati da Manzoni, rimangono avvolti nel mistero.
Di recente, però, è stato messo in piedi un percorso museale itinerante dedicato a tutti gli appassionati di storia tardo medievale. Questa mostra è partita il 1 settembre 2017 da Pavia col titolo  “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”, grazie alla collaborazione internazionale di Musei Civici di Pavia, Museo Archeologico nazionale di Napoli e Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo.

Il 21 dicembre 2018 la mostra è arrivata al MANN di Napoli e noi non potevamo mancare, curiosi come siamo di poter avere maggiori informazioni su questo popolo.
In questo Museo che è considerato il più grande contenitore al mondo di reperti archeologici – si parla di circa novemila pezzi tenuti nei depositi e non esposti per mancanza di spazio – vi è anche la sezione dedicata al museo egizio, che è la terza al mondo dopo quella del Cairo e di Torino.
Abbiamo visitato la sala con il famoso plastico della città di Pompei, per giungere finalmente alla sala Meridiana dove inizia la mostra sui Longobardi.
Da anni ormai nel nostro Paese si è consolidata una maggiore consapevolezza di quello che, in definitiva, deve essere lo scopo dei musei, che da contenitori di “pezzi” sono diventati sempre più luoghi per la condivisione di idee e saperi utilissimi per il confronto e l’apprendimento.
Avuto accesso alle sale della mostra ed in prossimità delle prime teche, si percepisce la laboriosità del popolo longobardo, primo a praticare e perfezionare tecniche metallurgiche per la lavorazione di gioielli e monili.
Un Popolo fantastico, quello dei Longobardi, la cui etimologia  fa derivare il loro nome delle espressioni ‘da lunghe barbe’ o ‘lunghe alabarde’. Ma è molto probabile che la reale provenienza della parola e il suo significato resteranno avvolti nel mistero, tanto è difficile distinguere la leggenda dalla storia.
A tutt’oggi non si sa ancora con precisione da dove venissero i longobardi: sembra dalla Svezia meridionale o dalla regione del basso Elba, nella Germania settentrionale. Erano una popolazione stanziale, molto pacifica, adoratori di divinità anche femminili: Ma a seguito dello scontro con i romani e con i nomadi provenienti dalle steppe asiatiche furono costretti a trasformarsi in popolo guerriero. Si scontrarono contro gli Unni e gli Ostrogoti, creando un loro regno che si estendeva dalla Boemia all’Ungheria. Questa loro fama di guerrieri fece sì che i Bizantini approfittassero del loro valore contro gli Ostrogoti per riconquistare l’Italia. Ma furono gli stessi bizantini, preoccupati del consolidamento politico-militare dei Longobardi, che cercarono di ridimensionarli facendo alleanze con le popolazioni che fino a quel momento avevano osteggiato. Sentendosi traditi, i Longobardi decisero di partire in massa per l’Italia nel 568 con l’intenzione di conquistarla. Vi fu un esodo spontaneo di un intero popolo, si parla di circa 200.000 persone: soldati, vecchi, donne, bambini.
Nel Friuli si stabilirono a Cividale, che divenne un centro longobardo di eccellenza che doveva servire anche a difendersi dalle popolazioni provenienti dall’est asiatico. Tracce di loro insediamenti sono presenti anche a Treviso, Milano e Verona, ma si preoccuparono di evitare le città ubicate sulla costa. Così non si scontravano con i bizantini che nelle città costiere avevano le loro roccaforti Approfittando, poi, del contenzioso aperto tra Roma e Bisanzio si spinsero fino all’Italia meridionale, evitando di scontrarsi con lo Stato Vaticano e di occupare le città costiere quali Napoli e Bari.
Per poter tenere a freno ed impedire le comunicazioni tra i bizantini dell’Adriatico e del Tirreno, posero la sede della Longobardia Major a Pavia.
In seguito crearono una sede politico-militare importante a Spoleto e Ravenna; ma la grossa espansione la fecero nel meridione ove fondarono il ducato di Benevento, sede della Longobardia Minor, da cui controllavano il territorio che si espandeva fino in Calabria e Sicilia.
L’espansione ed il conseguente decadimento di questo popolo fu decisa dalla Chiesa romana che aveva mire egemoniche sui territori bizantini.
Nel frattempo i Longobardi iniziarono una nuova trasformazione: divennero di nuovo popolo stanziale, si iniziarono a convertire alla religione cattolica. Crebbe la loro produzione artistica  e fu adottato il latino volgare che si parlava nei luoghi che avevano sottomesso. Il Ducato di Benevento durò fino all’anno mille: in definitiva questo popolo straordinario dopo il 789 si era perfettamente integrato con le popolazioni locali, dando comunque un grosso impulso all’economia delle zone interne dell’Italia.
La storia del popolo Longobardo è una saga raccontata nell’Historia Langobardorum dal principale storico longobardo Paolo Diacono che la scrisse dal 787 al 789. Questi narra fra il mito e la storia le vicende del suo popolo, dalla partenza dalla Scandinavia all’arrivo e all’espansione in Italia.
Alla fine della mostra sui Longobardi ci si pone alcune domande: perché i longobardi hanno smesso di essere guerrieri scegliendo la pace e l’integrazione con le popolazioni locali?
Perché hanno rinunciato a creare un loro Stato?
La mostra, dopo Napoli, sarà esposta a San Pietroburgo. Un evento eccezionale.