MARIO DEL MONACO : L’ULTIMO DEI DIVI ASSOLUTI.PARLA IL FIGLIO, IL MAESTRO GIANCARLO DEL MONACO

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di Marco Chingari

Abbiamo raggiunto al telefono Giancarlo Del Monaco, ex sovrintendente di tanti prestigiosi teatri e figlio del grandissimo tenore drammatico Mario Del Monaco.

Giancarlo Bondì. Vogliano approfondire con Lei la figura professionale e privata di Mario Del Monaco. Come possiamo definire, in maniera finalmente esaustiva,Mario Del Monaco nello scenario della storia dell’opera?

“Sicuramenteil più grande tenore drammatico se non di tutta la storia dell’opera, almeno del Novecento. La sua voce, più unica che rara, dalla incredibile prerogativa di essere non solo scura, bronzea, incredibilmente potente ma anche solare e dalla dizione scolpita lo pone nelle esigue fila delle voci definite ‘solitarie’,come quelle di un Lauri Volpi o di un Beniamino Gigli. Peraltro il suo repertorio, esibito a livelli di eccezionale qualità di esecuzione sui palcoscenici di tutto il mondo per almeno quarant’anni, da tenore drammatico e lirico spinto con 427 recite del solo Otello di Verdi al suo attivo parla chiaro.”

Ecco appunto, il repertorio. Cominciamo dunque a sfatare un altro luogo comune. Del Monaco non ha solo cantato da tenore spinto o drammatico ma anche da tenore lirico mostrando, una incredibile duttilità vocale.

“Assolutamente si. Incominciamo a dire che la prima parte della carriera di mio padre non la conosce nessuno in quantodebutta nel 1938 nel teatro di Cagli nelle Marche. Calcolando che le prime registrazioni risalgono al 1949-50, circa 11 anni della carriera di mio padre sono andati persi nella memoria . Stante quindi il fatto che Del Monaco finisce di cantare nel 1977, bisogna calcolare circa 40 anni di grandissima e fulgida carriera. Per quanto riguarda il repertorio iniziale confermo che mio padre ha cantato opere quali Rigoletto (esiste un’incisione Decca del 1965 più altre live o film NdR), Traviata, Lucia, Bohème e Ballo in Maschera. Insomma tutto il genere propriamente lirico che mio padre affrontava con assoluta facilità esecutiva stante appunto una zona acuta della voce assai facilitata dalla natura oltre che dalla sua tecnica”.

Si è scritto tanto sulla tecnica Delmonachiana denominata dai più ‘affondista’.

“Anchequi tanti gli equivoci. Sì è vero che mio padre cominciò gli esercizi Melocchiani per aprire la gola ed abbassare la laringe, ma allo stesso tempo lui trovò un giusto compromesso tra quegli esercizi ed il canto propriamente detto più alto,sul timbro e sulla parola perché, diceva, era troppo pesante e pericoloso seguire pedissequamente Melocchi anche per cantare in teatro. Cosi si è creato quella sicurezza tecnica che lo ha preservato dalle stecche per tutta la sua carriera.Non esistono infatti registrazioni di incidenti vocali detti ‘perle nere’ in gergo teatrale riguardanti Del Monaco”.

Parliamo adesso del Del Monaco professionista e divo. Come si preparava il grande tenore prima dei debutti? E come veniva visto dal pubblico di allora?

“Mio padre era pignolo fino al parossismo ed umile fin troppo nella sua preparazione. Pensa che il giorno del suo debutto nell’Otello, a Buenos Aires Con Votto direttore , si alzò la mattina della Première e disse a mia madre che non si sentiva ancora pronto. Al che la mamma gli fece: ‘Ma non ti sembra un pò tardi Mario?’. Poi, chiaramente, anche con l’aiuto del Maestro Votto lo convinsero e fu un debutto meraviglioso in un personaggio che lo accompagnerà in grande spolvero per tutta la sua vita artistica. Invece Per quanto riguarda il divo Del Monaco posso sicuramente affermare che mio padre è stato l’ultimo dei grandissimi divi stile ottocento, quei divi che muovevano l’entusiasmo del pubblico non solo a teatro ma anche in altri gangli del mondo dello spettacolo, non ultimi tv e cinema (più di venti i film con DelMonaco ndr). Insomma, a differenza dei suoi colleghi, tutti di classe junior, dato che mio padre era del ‘15, lui è stato l’ultimo nocchiero dell’arte divistica di antico stampo e vetusta notorietà teatrale”.

In che cosa consisteva, in ultima analisi, il magico carisma di Del Monaco?

“A parte la voce di cui abbiamo già parlato, era anche un certo modo di affrontare la scena antico e moderno insieme. Mio padre era sempre intenso, in ‘tensione’per dirla in gergo teatrale. A questo si aggiunga anche una indiscutibilebellezza fisica, specialmente per quanto riguardava il suo volto: un viso da divo del cinema americano che sicuramente ha contribuito non poco al suo successo teatrale e cinematografico”.

Come sai, i giovani cantanti lirici stanno vivendo una dura stagione senza lavoro a causa del Covid. Cosa gli suggerirebbe un Del Monaco oggigiorno?

“Sicuramentedi avere la passione per quello che non è un mero lavoro ma un’arte incredibilmente bella ma difficilissima, unita a una disciplina ferrea sia fisica che mentale.Per finire ti racconto un aneddoto assai esaustivo: quando mio padre aveva dei problemi a cantare una parte, problemi tecnico vocali chiaro, allora chiudeva casa ed imposte e poneva un drappo nero sul suo busto marmoreo. Fino a che il problema non era risolto non si usciva da casa né entrava la luce dalle finestre chiuse.Questo per dire quanto era seria per lui la preparazione e il profondo rispetto per il pubblico e la sua voce”.

Questo Era Del Monaco raccontato dalla voce del figlio maggiore. Un tenore che solo la malattia nell’82 alla giovane ok età di 67 anni strappò al grande pubblico,interrompendo così la sua brillante carriera. La sua voce e il suo esempio lo hanno reso immortale portandolo, meritatamente, nell’Olimpo dei grandi della Lirica.

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