Internalizzazione dei lavoratori del contact center Inps. Il libro “call day” ne racconta la storia

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CGIL CISL E UIL AVVIANO IL CONFRONTO A NOVE MESI DALLA SCADENZA DELL’APPALTO

Sono stati tra i primi ad essere collocati in smart working e per questo molti potrebbero pensare che siano stati dei privilegiati non avendo dovuto affrontare, come la stragrande maggioranza degli italiani, le difficoltà della chiusura della propria attività lavorativa. Anche grazie al loro lavoro di informazione continua e di supporto telematico, però, questo Paese è riuscito ad affrontare le difficoltà della pandemia che costringeva milioni di italiani chiusi in casa senza lavoro e senza stipendio. Per tutta la fase del primo lockdown, infatti, sono stati loro l’unico collegamento con la pubblica amministrazione e con gli enti preposti alla gestione dei vari sussidi e ristori per l’emergenza Covid-19. Stiamo parlando dei lavoratori del Contact center nazionale Inps che rispondono al numero verde 06164164 e 803164. Sono circa tremila in tutta Italia e vale la pena di raccontare la loro storia.
Ci ha provato una di loro, Luigia Gatti dipendente della sede di Bari, scrivendo un libro dal titolo diretto e inequivocabile, “Call Day”. Un libro appassionante, un racconto scritto col cuore, una testimonianza di lotta sociale pacifica per il raggiungimento dei diritti dei lavoratori. La storia dei lavoratori del call center Inps, almeno quella recente, parte però nell’autunno del 2019 quando la gara per l’appalto viene vinta da un’azienda statunitense di respiro internazionale che opera in Italia nel settore dei call center da decenni. La nuova azienda inizia così a pieno regime il lavoro per conto di Inps tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, dopo una breve fase vertenziale per ricomprendere all’interno del perimetro anche i 147 dipendenti della sede napoletana inizialmente non ricompresi nel passaggio di cantiere. Nel mentre, agli inizi di novembre del 2019 il Parlamento varava una legge, la numero 128, che accoglieva un emendamento al cosiddetto decreto “Salva imprese” col quale proprio il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico annunciava di voler reinternalizzare tutto il servizio del Contact center nazionale Inps all’interno dell’Istituto alla scadenza naturale dell’appalto prevista per dicembre 2021 con l’avvio della nuova società “in house” nel gennaio 2022, al fine di dar vita a quella che nelle sue intenzioni sarà la nuova figura del “funzionario telematico”. Una figura al passo con la tecnologia e con i social, una sorta di professionista della materia previdenziale in grado di fornire informazioni e risolvere online i problemi della vasta platea di utenti che si rivolgono quotidianamente all’Istituto per ottenere risposte e delucidazioni, oltre che ovviamente soluzioni. “Call day” è appunto la storia non solo del percorso lavorativo dell’autrice che è nel segmento contact center da 16 anni, ma anche della costruzione del confronto con l’Inps e col Presidente Pasquale Tridico avuto dall’autrice e dalle sue colleghe della sede pugliese dal quale Tridico avrebbe preso spunto per decidere l’internalizzazione del servizio 803164 e l’intuizione della creazione della figura del “funzionario telematico”. Il libro racconta infine anche la vicenda umana dell’autrice e delle sue amiche e colleghe Elisabetta, Lucia e Francesca che hanno spinto a tutti i livelli per incontrare il Presidente dell’Inps per fargli conoscere, dai loro racconti, le storie di tantissime giovani lavoratrici e lavoratori del settore delle telecomunicazioni e dei call center, che operano quotidianamente fra precarietà e incertezze e che meriterebbero la dovuta attenzione da parte delle istituzioni pubbliche. La legge 128 del 2019, che prevede appunto l’internalizzazione del Contact center nazionale Inps, è merito anche del lavoro di queste ragazze che, sull’onda dell’entusiasmo, hanno dato vita anche a una pagina Facebook denominata “Gelf Inprogress” ( https://www.facebook.com/gelf ) dove la “G” sta per Gina (l’autrice del libro), la “E” per Elisabetta, la “L” per Lucia e la “F” per Francesca.
Proprio in questi giorni ricorre il triste ricordo dell’inizio del primo lockdown, con il varo del primo Dpcm di Giuseppe Conte del 17 marzo del 2020 con il quale si dava il via ai Bonus Covid-19 e alla cassa integrazione allargata a tutte le aziende di ogni settore. Proprio a cavallo tra il 17 marzo e il 30 marzo, il giorno del “click day” per la presentazione online sul sito dell’Inps delle domande, tutti i lavoratori italiani impiegati sul servizio Inps furono remotizzati con l’avvio dello smart working. E proprio in questi giorni, dopo una richiesta delle organizzazioni sindacali del 9 febbraio scorso, il Presidente Tridico ha incontrato i sindacati che gli hanno chiesto di far luce ufficialmente sui numeri, sui tempi e sulle modalità di costruzione del percorso di internalizzazione poiché è necessario per i sindacati avere “un quadro preciso del bacino di riferimento delle lavoratrici e dei lavoratori interessati a nove mesi dalla scadenza della commessa e dal processo di internalizzazione”. E proprio per questa ragione Cgil Cisl e Uil di categoria chiedono di “conoscere i criteri che l’Inps intenderà utilizzare per garantire la tutela di tutto l’attuale bacino”. Tra i lavoratori serpeggia, però, un po’ di incertezza sui percorsi e sulle date dell’internalizzazione annunciata da Tridico nella relazione di fine anno al Parlamento nel 2019 e inserita dal Senato e dalla Camera dei Deputati nel decreto Salva Imprese dello stesso anno. Tant’è che i sindacati hanno annunciato per le prossime settimane un percorso nazionale di assemblee per iniziare a mobilitarsi per la rivendicazione di questo diritto che, soprattutto dopo la gestione della crisi pandemica, deve essere trasformato presto in certezza per tutti i lavoratori pronti, dal canto loro, a lottare per ottenere l’internalizzazione dopo il duro lavoro di questi anni e in particolare di questi ultimi difficilissimi 12 mesi.