IL TEATRO REGIO DI TORINO NELLA BUFERA: STIAMO PER ASSISTERE A UNA ‘LIRICOPOLI’?

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Il teatro Regio di Torino , è notizia di pochi giorni fa, pare sia al centro di uno scandalo che riguarda la passata dirigenza, una famosa agenzia lirica con sede elvetica, ed anche un altro dirigente, oltre all’ex sovrintendente della Fondazione Lirica piemontese per eccellenza.

I reati contestati sono assai gravi: si va dall’abuso di ufficio alla turbativa d’asta, nonché alla corruzione.

Dopo un anno di indagini, pare ci si avvii a contestare tutti i reati su esposti in sede di giudizio in un ambiente, quello culturale, che fino ad ora pareva essere esente da scandali e corruzioni.

Ecco, pareva.

La memoria ci fa tornare agli anni ‘70 e ’80, quando uno scandalo di questo genere fece tremare molti vertici nei teatri e delle allora agenzie liriche creando scompiglio, svariati arresti eccellenti, ed anche due leggi dello stato, la 800 ed la 800 bis, per regolamentare l’attività di mediazione delle cosiddette “agenzie” liriche, cioè quei soggetti che fanno da trade union tra il cantante lirico e le dirigenze dei teatri, che fino ad allora la facevano da padrone, addirittura arrivando a firmare al posto degli artisti stessi i quali, il più delle volte, neanche sapevano cosa effettivamente guadagnavano stante il trattamento a “stipendio mensile” operato dalle agenzie stesse.

Per questo motivo le due leggi 800 e 800 bis toglievano qualsiasi possibilità ‘di firma’ agli agenti stessi riformando la loro natura in segretariato artistico, con non più di 20 assistiti ad agenzia.

Questo per fare chiarezza su rapporti professionali misteriosi ai più, dato che la lirica e lo spettacolo, purtroppo, non muovono milioni e milioni di lavoratori e per questo l’opinione pubblica e la stampa raramente si occupano di una categoria lavorativa che all’uomo comune pare formata da privilegiati, ma che nella realtà invece è costituita per lo più da lavoratori con pessimi trattamenti fiscali che, non avendo un lavoro fisso, stentano a mettere insieme uno stipendio decente a fine anno.

In altre parole, non tutti sono Pavarotti o Bocelli!

Questo per introdurre l’argomento.

Adesso non vogliamo certo occuparci in profondità di una vicenda che ancora è tutta da chiarire. Però alcune cosette vanno dette .

A prescindere che la corruzione può albergare in ogni ambiente ed in ogni ganglio dello Stato, non si capisce però per quale ragione non si facciano mai dei controlli seri e a tappeto, un po’ per come succede nel campo imprenditoriale privato, sull’attività’ dei teatri, anzi Fondazioni liriche di primo livello e non solo, nonché dei professionisti che se ne occupano, agenti, anzi, segretari artistici in primis.

Forse - e dico forse- - se ne scoprirebbero delle belle.

Agenzie con decine e decine di cantanti che organizzano stagioni intere nei vari teatri italiani (in barba all’antitrust) dividendosi neppure da cosi buoni fratelli la torta; artisti che non riescono a lavorare pur essendo di alto livello perché non rappresentati dai soliti agenti “noti”; direzioni artistiche e sovrintendenze che non rispondono neanche al telefono quando un artista – e sarebbe suo diritto costituzionale – intende agire da solo senza mediatori essendo la natura della sua figura giuridica, fino a prova contraria, da liberi professionista; e, per finire, milioni di euro di buchi di bilancio in teatri con buone, per non dire buonissime, capacità sia ricettive (penso all’Arena di Verona ) che in termini di investimenti, sia statali che privati.

Insomma, ci sarebbe da divertirsi ad essere un procuratore melomane che volesse far luce su aspetti della cultura, peraltro molto politicizzata, che appaiono assai scuri, per non dire neri antracite.

Un’altra buona idea – che, peraltro, sembra essere resa possibile dalle ultime leggi in materia d’intercettazione telefonica e mediatica – potrebbe essere anche quella di controllare a cadenze regolari i telefoni e i computer di tutti gli operatori del settore . Ma qui rischiamo di sconfinare in un terreno minato dal quale preferiamo tenerci a debita distanza.

Staremo ora a vedere cosa ne uscirà da questa storia torinese.

Intanto, il Teatro Regio ora è stato sottoposto a regime commissariale per instabilità economica e debiti pregressi mai davvero sanati.

Certo è che se dovessero uscire le prove incontrovertibili della colpevolezza dei dirigenti e dei mediatori artistici, nonché dovesse essere provata una disinvolta procedura a concedere contratti di collaborazione professionale tra il teatro Regio e società private, e se per caso questa indagine dovesse - un po’ come successe per Mani Pulite, cominciare in un teatro e poi diffondersi a raggio pandemico ad altre realtà teatrali importanti, questo potrebbe essere l’inizio di una crisi ancor più profonda del teatro lirico italiano, che speriamo non dia il beneplacito alla classe politica, che sicuramente non considera la cultura e l’opera lirica come un’istituzione basilarmente importante per la nazione Italia, per abbassare ancor di più gli investimenti statali già cosi ridotti negli anni scorsi.

Ma - e vogliamo essere anche positivi, nonostante le circostanze non lo consentano affatto - laddove si accertassero senza nessun ragionevole dubbio le presunte colpe effettive di dirigenti teatrali ed agenti lirici e si perseguissero infine penalmente costoro, forse si respirerà un’altra aria in teatro. Quell’aria che fa della meritocrazia e del talento - quello vero, non quello figlio della raccomandazione - i veri propulsori dell’arte lirica e non solo, in modo da far rinascere una “Golden Age” della musica nobile italiana, quella che tanto ci ha fatto conoscere nel mondo come eccellenza culturale e per i nostri incredibili meriti artistici e non, una volta tanto, per i nostri difetti.