Eccellenze napoletane. Viaggio nella pittura di Pericle Sarti, il “colto pittore contadino” ultimo rappresentante del realismo napoletano

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Noi italiani abbiamo un rapporto con l’arte piuttosto strano: da diversi anni i politici affermano che l’arte ed il turismo dovrebbero essere il settore trainante della nostra economia, ma purtroppo non fanno nulla e non mettono in campo nessuna attività che possa far decollare questi settori.

Nel sistema educativo italiano, di contro, l’arte riveste un ruolo importante a partire dalle scuole medie fino ad arrivare all’insegnamento che si propone alle superiori e nei licei artistici. Nello stesso tempo, l’Italia possiede alcuni tra i più celebri musei e monumenti dell’umanità, che sono però mal gestiti e, cosa ancora peggiore, non attirano folle.

A seguito di questa amara considerazione sono stato incuriosito da questi aspetti ed ho avuto modo di incontrare l’ultimo pittore del realismo napoletano, il Maestro Pasquale Caputo, in arte Pericle Sarti.

Per poter incontrare l’arzillo ultraottantenne sono andato a Postiglione, in provincia di Salerno, luogo che ha dato i natali al maestro nel secolo scorso. In realtà Sarti vive oramai a Napoli da sempre, però ha voluto incontrarmi nel suo paese di nascita.

In giro con il Maestro, tra le vie del paese tutto parla di lui: l’artista ha disegnato diversi murales attraverso gli anni nella realtà di Postiglione.

Con tanta modestia e proprietà di linguaggio, mi ha spiegato la varie tecniche pittoriche che ha utilizzato e la relativa evoluzione artistica nel tempo. Secondo il Maestro “l’arte scaturisce dal mondo che ci circonda: bisogna guardare con avidità il nostro mondo e quando lo si riproduce attraverso la pittura, questo mondo deve vivere sulle pareti delle nostre case”. Una vera e propria lezione, che i ha riportato indietro alle scuole filosofiche greche di Atene che si svolgevano all’aperto, nelle Agorà.

Mi racconta che “la pittura è una delle forme artistiche di rappresentazione di una realtà che ci circonda su una superficie piana attraverso materie coloranti”.Ed aggiunge che “l’insegnamento della pittura non deve limitarsi semplicemente ad indicare le varie tecniche, che sono importanti nel bagaglio tecnico di un’artista, ma deve fa emergere la sensibilità artistica del pittore, deve trasparire il messaggio che vuole trasmettere”.

Ha continuato il suo discorso mentre camminavamo lentamente per le vie del paese, interrotti di tanto in tanto da qualcuno che lo salutava, illustrandomi la pittura attraverso i secoli: dalla rappresentazione della pittura antica, fino alla transavanguardia italiana degli ultimi anni con un commento sulla pittura moderna.

La stampa specializzata ha definito il Maestro Pericle Sarti ‘un colto pittore contadino’, un artista che invece di far parlare di sé preferisce raccontarsi. Nella sua abitazione, alle pareti vi sono tantissimi quadri che ha dipinto negli anni. E’ incredibile, non c’è uno spazio libero e mi confessa che quando entra in abitazioni prive di quadri alle pareti sente un nodo allo stomaco. Una sensazione di sconforto che lo assale: “le pareti vuote – dice il Maestro – sono sinonimo di vita poco vissuta dagli occupanti”.

Lo stile realista che traspare dai suoi quadri denota una scuola di eccellenza, si capisce la sua provenienza dalla scuola napoletana di Posillipo che nasce grazie al Caravaggio nel lontano Seicento. Ma Pericle Sarti predilige l’azzurro del mare, il verde dei monti, dei luoghi dove lui ha vissuto. Quadri pieni di luce e colore, in alternativa agli sprazzi di luce ed ai chiaroscuri di Caravaggio.

Di nuovo in giro per il paese, attraverso i murales e gli affreschi sui muri comprendi appieno quello che lui dice a parole.

Mi confessa che ha un rammarico nella sua vita da artista: quello di non essere riuscito a trasmettere a nessuno la sua arte, né parenti, né estranei. Si sente come un’opera incompiuta. L’amministrazione di Postiglione ha cercato con qualche scuola pittorica estiva di coinvolgere i giovani in questa nobile arte, ma i risultati sono stati deludenti.

Secondo il Maestro Sarti “la pittura non la devi intendere come un passatempo, deve essere un mezzo per comprendere la realtà. L’osservazione della realtà va fatta in modo attento ed onesto, attraverso l’uso e la padronanza del mezzo pittorico. La pittura moderna – prosegue il Maestro – cerca di combattere il compiacimento tecnico che pervade l’attuale mondo della pittura, l’illusione di poter fare a meno della tecnica toglie alla pittura il suo significato di linguaggio, si trasforma in un gergo, comprensibile solo a chi parla e solo attraverso il critico si riesce a decriptare il messaggio”.

Incredibile questa ultima lezione. Adesso comprendo la definizione che danno del Maestro Pericle Sarti: un colto pittore contadino.