Al Teatro Diana “L’Aquilotto insanguinato” di Lino Zaccaria

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Tutto pronto per la presentazione del libro di Lino Zaccaria “L’aquilotto insanguinato – Vita avventura e morte di Corradino, l’ultimo rampollo degli Svevi”, edito dalla casa editrice Graus. L’evento di terrà sabato 17 ottobre, con inizio alle ore 11:30, nella splendida location  del Teatro Diana di Napoli, (in via Luca Giordano nr 64). Con l’autore interverranno Ermano Corsi (giornalista e scrittore),Francesco D’Episcopo (scrittore e docente di letteratura italiana), Gigi Di Fiore (scrittore e inviato de Il Mattino). Ingresso libero fino ad esaurimento posti, si ricorda che è obbligatorio indossare la mascherina per rispetto delle norme anti-covid. Di cosa si tratta? Il testo è ambientato in pieno 1200, periodo di tanti conflitti, che giunse all’epilogo a Napoli, in quella che è oggi piazza Mercato, sotto gli occhi commossi e atterriti di migliaia di cittadini, radunati apposta perché quella decapitazione fungesse da monito, anche per il futuro. La descrizione dell’uccisione di Corradino di Svevia è il “piatto forte” della ricostruzione biografica che Lino Zaccaria propone ai lettori. Una ricostruzione completa, che si apre con un’introduzione di carattere storico sullo scenario nel quale era poi maturata la vicenda dell’ultimo rampollo della dinastia HohenstaufenIl giovane Corradino di Svevia aveva appena poco più di sedici anni. Era nipote diretto del grande Federico II, figlio del figlio Corrado. Era calato in Italia per riprendersi il trono su cui Papa Clemente IV aveva insediato Carlo d’Angiò. Ma l’impresa era fallita a Scurcola, in Abruzzo. Proprio quando sembrava che il giovane principe potesse avere la meglio al termine di una sanguinosa battaglia campale, il rivale, grazie ad una abile mossa tattica di un suo vecchio condottiero, era riuscito a prevalere su quell’esercito un po’ raccogliticcio, fatto di pochi Svevi e di molti ghibellini italiani che speravano di tornare al potere e di rimettere nell’angolo il Pontefice, come aveva fatto Federico II. Corradino, in fuga dopo la sconfitta, era stato catturato sul litorale laziale, tradito dall’anello imperiale che ancora portava al dito. E chi lo aveva catturato, Giovanni Frangipane, lo aveva poi consegnato a Carlo d’Angiò. Un passaggio ancor oggi discusso di questa vicenda: fu Frangipane un traditore nel consegnarlo al re angioino, visto che in passato lui e la sua famiglia erano stati fedelissimi degli Svevi?                                                                                     Questo punto specifico è ampiamente esplorato nel saggio di Lino Zaccaria, con precise citazioni di quanti si sono schierati per la condanna e di quanti invece hanno assolto il Frangipane.