Torture in carcere: 4 agenti sospesi, 15 sotto inchiesta

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Un’inchiesta della procura di Siena getta una pesante ombra sul carcere di San Gimignano (Siena) dove si sarebbero consumati pestaggi e torture da parte di alcuni agenti di polizia penitenziaria ai danni di detenuti. Quindici gli agenti a cui in queste ore sono stati notificati gli avvisi di conclusione dell’indagine. I reati contestati a vario titolo sono tortura, minacce, lesioni aggravate, falso ideologico commesso da un pubblico ufficiale. Ed è la prima volta che il reato di tortura, introdotto nel codice penale due anni fa, viene contestato a pubblici ufficiali.”Sospensione immediata” per quattro degli indagati che sono stati interdetti dall’autorità giudiziaria e “doverose valutazioni disciplinari” per i quindici che hanno ricevuto un avviso di garanzia.E’ quanto ha disposto il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria appena informato dell’inchiesta dalla procura di Siena.Il Dap, in una nota, definisce l’indagine “complessa e delicata”, e spiega che nell’avviare l’iter dei provvedimenti amministrativi di propria competenza confida “in un accurato e pronto accertamento da parte della magistratura”, ma al tempo stesso esprime “la massima fiducia nei confronti dell’operato e della professionalità degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria che svolgono in maniera eticamente impeccabile il loro lavoro”.Intanto emergono i primi particolari dei fatti che hanno dato origine all’inchiesta partita dalla denuncia di alcuni detenuti. L’episodio più grave, secondo quanto riferisce Repubblica, sarebbe accaduto l’11 ottobre 2018 quando i quindici agenti avrebbero prelevato un detenuto tunisino che si trovava in isolamento per trasferirlo da una cella all’altra e poi lo avrebbero picchiato e insultato cercando di coprire le telecamere di sorveglianza. La vittima, secondo le ipotesi dell’accusa, sarebbe stata minacciata e terrorizzata tanto da rifiutarsi persino di sottoporsi a una visita dal medico e di sporgere denuncia nei confronti dei presunti aggressori.Antigone, l’associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale, ha diramato una nota per chiedere che si accerti la verità in tempi rapidi. “Nei casi di tortura – sottolinea il presidente Patrizio Gonnella – l’accertamento della verità è una corsa contro il tempo.Una corsa che deve essere facilitata dalle istituzioni. Una corsa che richiede la rottura del muro del silenzio da parte di tutti gli operatori che hanno visto gli abusi e le violenze. In questo caso siamo rinfrancati dalla prontezza del lavoro della magistratura e dalla collaborazione del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria”.I sindacati di categoria degli agenti di polizia penitenziaria si augurano che sia fatta luce sui fatti relativi all’inchiesta. “Sono pesantissime le accuse mosse nei confronti di alcuni appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria in servizio presso la Casa di Reclusione di San Gimignano, motivo per il quale siamo i primi a chiedere agli inquirenti, nei quali riponiamo incondizionata fiducia, e ai vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di accertare con celerità i fatti realmente accaduti e fare chiarezza”, dichiara Gennarino De Fazio, della Uilpa polizia penitenziaria, sottolineando che “il Corpo di polizia penitenziaria è un’istituzione sana e da solo, o giù di lì, continua a reggere l’emergenza penitenziaria fatta di sovraffollamento detentivo, pesanti carenze di risorse umane, tecnologiche ed economiche e aggravata da una sostanziale assenza della politica”. Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo Sappe, rimarcando che “la polizia penitenziaria opera con professionalità e umanità”, invita “a non trarre affrettate conclusioni prima dei doverosi accertamenti giudiziari. Noi confidiamo nella magistratura perché la Polizia penitenziaria, a S.Gimignano come in ogni altro carcere italiano, non ha nulla da nascondere”.Che la situazione nel carcere di San Gimignano fosse difficile era un fatto risaputo per motivi di sovraffollamento, strutturali e organizzativi. Nello scorso mese di luglio, dopo un principio di incendio domato con difficoltà anche per la carenza idrica del carcere, i sindacati degli agenti di polizia penitenziaria avevano definito la situazione “esplosiva e in balia degli eventi”. E dopo quanto emerso dall’inchiesta della procura senese, Susanna Cenni, deputata del Partito democratico, Andrea Marrucci e Daniela Morbis, rispettivamente sindaco di San Gimignano e assessore comunale alle politiche sociali, ribadiscono che “da troppo tempo la Casa di reclusione di San Gimignano è abbandonata al suo destino, senza una direzione stabile e da mesi senza comandante e vice-comandante del corpo di Polizia penitenziaria”, appellandosi al ministro della Giustizia perché intervenga a porre rimedio.