Sanità, ancora carenza di specialisti. Anaao: “Inadeguatezza delle Regioni”

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“Le soluzioni messe in campo dalle Regioni per far fronte alla carenza di medici specialisti sono fantasiose, illegittime e inefficaci. La carenza di medici specialisti ha superato da tempo i livelli di guardia. Entro il 2025 e’ attesa un’emorragia imponente di medici dipendenti del Ssn poiche’ almeno il 50% raggiungera’ i requisiti per la pensione. Un fenomeno, accelerato solo in parte da ‘Quota 100′, che dipende dall’avere in Italia la popolazione ospedaliera piu’ anziana al mondo, come dimostrato da Anaao Assomed fin dal 2011, proponendo possibili soluzioni. L’asimmetria del numero dei contratti di formazione messi a bando, rispetto ai possibili partecipanti, alimenta l’imbuto formativo, un limbo in cui i laureati vengono ingabbiati in condizioni di precarieta’ e frustrazione conseguente all’esclusione dal percorso formativo necessario per lavorare nel Ssn. Area destinata a dilatarsi nei prossimi 3 anni, con l’arrivo degli studenti ammessi dai Tar tra il 2013 e il 2014, di modo che i partecipanti al concorso di specializzazione non saranno piu’ 17 mila, come quest’anno, ma, verosimilmente, circa 25 mila”. Cosi’ in un comunicato il segretario nazionale Anaao Assomed, Carlo Palermo. “Di fronte a questa dura realta’ che sta mettendo in crisi le loro strutture sanitarie, in particolare nel settore dell’emergenza/urgenza, le Regioni reagiscono con provvedimenti tanto fantasiosi quanto illegittimi ed inefficaci. Dopo aver clamorosamente fallito con le proposte di assunzione prima di medici pensionati, poi stranieri ed infine militari, oggi si avventurano verso il reclutamento di neo laureati abilitati. Dimenticando che nel mondo della Dirigenza medica si entra solo per concorso, l’accesso al quale richiede il possesso di competenze certificate dal titolo di specialista, non conseguibile certamente dopo 300 ore di corso professionale. Derogare dalla normativa nazionale per il lavoro nei PS, significa abbassare la qualita’ e la sicurezza delle cure, e quindi incrementare il rischio clinico e il contenzioso”.