Ocse: Coronavirus rischio per metà dei paesi industrializzati

L'allarme: "Non colpisce solo la salute delle persone, ma anche la loro vita sociale"

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Quasi la metà della popolazione nei Paesi industrializzati vive in una situazione economica di precarietà: a quanti sono già in povertà relativa si aggiungono coloro che sono finanziariamente vulnerabili e cui basta poco per precipitare nella povertà, e le ricadute dell’epidemia di coronavirus possono peggiorare ancora il quadro. E’ l’allarme lanciato dal segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, alla presentazione del rapporto ‘Come va la vita?’, che esamina il livello di benessere delle persone che vivono nei 36 Paesi industrializzati.

Gurria ha sottolineato che l’ epidemia di coronavirus “non colpisce solo la salute delle persone, ma anche la loro vita sociale. E questo è vero soprattutto per chi ha un lavoro precario, con scarse reti di sicurezza che possano proteggerli nel caso non possano andare al lavoro”.  In base allo studio Ocse,  il 36% delle famiglie nell’area è insicura finanziariamente e rischia di cadere in povertà se per tre mesi non ha reddito.

Dal rapporto Ocse sul benessere, concentrato quest’anno sulle “profonde disparità ” che pesano sulle società  contemporanee emerge che quasi il 14% della popolazione italiana vive in una situazione di relativa povertà e il 27%, rischia invece di finire in povertà se dovesse perdere tre mesi consecutivi di stipendio, meno della media Ocse che è, infatti, del 36%. Per quanto riguarda la povertà relativa, invece, raggiunge quasi il 12% della popolazione dei Paesi avanzati, ma l’Italia ha un’incidenza peggiore della media, al 13,7%, prosegue l’organismo con sede a Parigi.

L’espandersi del coronavirus “ci mostra come il rischio possa diffondersi rapidamente nel nostro mondo globalizzato e come sia importante avere un sistema sanitario che funziona bene quando questo rischio colpisce”, ha detto Gurria alla presentazione del rapporto, da cui emerge un miglioramento in media del benessere della popolazione dei Paesi avanzati rispetto al 2010. “E’ un paradosso che noi si presenti questo rapporto in un momento in cui la comunità mondiale si confronta con il rischio, le incertezze e la paura di una pandemia».

(rainews.it)