“No a cure inutili su bimbi terminali per assecondare i genitori”

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Nell’assistenza ai bimbi molto piccoli che hanno poche speranze di vita serve evitare percorsi clinici inefficaci e sproporzionati solo per accondiscendere alle richieste dei genitori o per non andare incontro a denunce problemi legali; coinvolgere le famiglie nelle decisioni e garantire loro informazioni e tempo per riflettere; prevedere solo come ‘extrema ratio’ il ricorso ai giudici in caso di disaccordo tra équipe medica e genitori; rendere accessibili le cure palliative. Sono alcune delle 12 raccomandazioni elaborate dal Comitato nazionale per la bioetica nella mozione su “Accanimento clinico o ostinazione irragionevole dei trattamenti sui bambini piccoli con limitate aspettative di vita”, pubblicata sul sito del Comitato.

Gli esperti del Cnb hanno, in primo luogo, spiegato nel documento la scelta dell’espressione, ‘accanimento clinico’, preferita ad ‘accanimento terapeutico’, definizione quest’ultima che “evidenzia una contraddizione dei due termini”: ‘terapia’ che ha una connotazione positiva e ‘accanimento’ che, invece, indica un eccesso negativo che non si accorda con la positività precedente. I bioeticisti hanno poi sottolineato che “per quanto riguarda i bambini piccoli va riconosciuto che nella prassi l’accanimento clinico è spesso praticato perché quasi istintivamente, anche su richiesta dei genitori, si è portati a fare tutto il possibile, senza lasciare nulla di intentato, per preservare la loro vita, senza considerare gli effetti negativi che ciò può avere sull’esistenza del bambino in termini di risultati e di ulteriori sofferenze”.