L’insulto della Prof al vicebrigadiere ucciso, la lettera di una docente vedova di un carabiniere

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Nella triste e dolorosa vicenda dell’uccisione del vice brigadiere Mario Cerciello Rega abbiamo assistito, nei giorni scorsi, anche al solito bailamme sui social tra indignazione e dolore e la fretta di qualche politico che, da destra a sinstra, non ha evitato di speculare sulla vicenda. Ma c’è stato anche chi si è lasciato andare a commenti assurdi e totalmente fuori luogo che emergere quanto l’Italia sia un paese fortemente malato e pieno di contraddizioni e quanto i social non facciano altro che alimentare questo fenomeno. Dura è stata la reazione della rete al post di Eliana Frontini insegnante di Storia dell’Arte di Novara, che ha pubblicato questo assurdo quanto inopportuno commento alla morte di Mario Cerciello Rega; “Uno di meno, e chiaramente con uno sguardo poco intelligente, non ne sentiremo la mancanza”.

La risposta alla professoressa di Novara, che si è comunque subito scusata per il post immediatamente scomparso dalla sua pagina, non si è fatta attendere ed è arrivata da una collega di Marcianise, la docente di matematica Anna Arecchia, che si è sentita chiamata in causa anche perché vedova proprio di un carabiniere, il Maresciallo  Rino Pio Golino, ucciso venticinque anni fa proprio mentre, come il vice brigadiere Rega, era in servizio per difendere lo Stato e i cittadini italiani.

La redazione di Jpress ha deciso di pubblicare per intero la lettera della professoressa Anna Arecchia come testimonianza che un’Italia migliore e orgogliosa dell’operato delle Forze dell’Ordine c’è e si fa sentire.

“Erano in tre quel 4 febbraio 1995. Cara Eliana Frontini, Le scrivo in quanto Vedova di un Maresciallo dei Carabinieri caduto nell’adempimento del proprio dovere, ma mi rivolgo a Lei anche in qualità di insegnante.  Se le scioccanti dichiarazioni rese per la morte del Vicebrigadiere Mario Cerciello Rega Lei le avesse pronunciate anche quel 4 febbraio 1995, con un ipotetico “Tre di meno! Non ne sentiremo la mancanza” me lo avrebbe fatto morire due volte il mio Rino.

Lei certamente non ne sentirà la mancanza ma io, i miei figli e le famiglie dei tre giovani carabinieri che, in una fredda notte di tanti anni orsono, stavano tutelando il nostro Stato contro la produzione di milioni di dollari falsi, noi sì quella mancanza l’abbiamo sentita e continuiamo a soffrirla perché, nonostante siano trascorsi 25 anni, nulla e nessuno potrà mai colmare il vuoto di una perdita così grave”.

Queste le prime parole che la professore Anna Arecchia rivolge alla collega Eliana Frontini, autrice dell’assurdo e contestatissimo post sulla morte del vice Brigadiere Cerciello.

“Mi strazia ancora oggi – prosegue la lettera della docente casertana – specchiarmi negli occhi dei miei tre figli, all’epoca piccolissimi e ignari del loro destino. Mi straziano le parole del mio figlio maschio quando, indifeso, mi confida: “cerco  parti di mio padre nel mondo”, come se quel padre glielo avessero fatto a pezzi e buttato per aria e oggi, oltre a combatterne l’assenza, ne deve ricomporre l’immagine e la storia per arrivare a costruire la propria. Mi ha straziato per anni il dolore di mia suocera, anziana e sola, che mai avrebbe immaginato di dover sopravvivere a un figlio, alla quale certamente non sono stata capace di dare sollievo perché c’era anche il mio di dolore che mi ha privata per anni di una vita normale fino a ridurmi senza difese immunitarie e farmi rischiare la vita. Questa è quella mancanza che Lei si vanta di non sentire, ma che migliaia di vedove, di orfani, di genitori continuano a nutrire ogni attimo nella loro vita di sopravvissuti. Nella mia sofferente vita, ho però avuto la fortuna di svolgere quel lavoro che ritengo essere tra i più soddisfacenti. Faccio l’insegnante in un Liceo, come Lei. I miei allievi sono fonte continua di stimoli e confronti. Oltre a cercare di appassionarli alla matematica, provo a coinvolgerli, tempo curriculare permettendo, in discussioni su svariati temi della vita e così capita, quasi tutti gli anni e per tutti i miei nuovi allievi, di fare riferimento alla mia di vita che ha subìto, giocoforza, un cambio di rotta. Mi confido con loro e mi riempie di orgoglio e di gioia il loro ascoltarmi, con gli occhi lucidi, senza interrompermi e alla fine, quasi sempre, quell’applauso scrosciante che irrompe nel silenzio. E quell’applauso va a chi non c’è più. Sento doverosa la mia testimonianza – si legge ancora nella lettera – diametralmente opposta alla Sua, di quel doloroso giorno e del sacrificio di tre giovani Carabinieri di 22, 28 e 34 anni, riconosciuti vittime del dovere e della criminalità organizzata. Ho fortemente voluto che i miei allievi fossero presenti il giorno in cui, nella mia città Marcianise in provincia di Caserta nel profondo Sud della nostra Italia, fu intitolata una strada a mio marito, il maresciallo Rino Pio Golino, affinché il suo sacrificio non andasse dimenticato. Insegno ai miei ragazzi che le Forze dell’Ordine sono tutori della loro incolumità e non loro nemici. Gioisco quando nel mio liceo si accolgono rappresentanti dei vari Corpi militari ad illustrare la loro attività investigativa. E il mio pensiero oggi va alla giovane sposa e già vedova del vice brigadiere Mario Cerciello Rega, va a quei genitori che non meritavano questo immenso dolore, va a tutti i Carabinieri d’Italia che, con orgoglio e sprezzo del pericolo, escono ogni giorno di casa, salutando i propri cari, i propri figli nella speranza di poterli riabbracciare a fine giornata”.

Quindi, le conclusioni di Anna Areccchia che, rivolgendosi direttamente alla collega di Novara, così si esprime: “Cara Eliana, hanno fatto molto male le Sue parole. Hanno fatto male a noi familiari di Carabinieri caduti sul campo per servire il Paese, ma soprattutto a tutti quei giovani studenti, per ognuno dei quali noi insegnanti rappresentiamo ancora un esempio. Non saranno sufficienti le sue scuse, quei ragazzi confusi avranno bisogno di prove e di comprendere i reali Valori per i quali vale la pena  lottare!”

Anna Arecchia vedova Maresciallo Rino Pio Golino, insegnate di matematica al Liceo Federico Quercia di Marcianise (CE).