Genitorialità e Bi-genitorialità: le lacune di un sistema dopo lo scandalo Bibbiano denunciate dalla Gesef domani a Roma con “La Befana che non c’è”, per dire no alla case famiglia

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“La Befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte. Scende piano dal camino ma non trova il suo bambino”.
La ricordano tutti, grandi e piccini, la tradizionale filastrocca che annuncia l’approssimarsi dell’Epifania e il tanto atteso, soprattutto per i più piccoli, arrivo della Befana, la vecchina con le scarpe rotte malvestita e malconcia che, a bordo della sua scopa volante, porta a tutti i bambini del mondo doni e cioccolata. Una festa, quella del 6 gennaio, che nel cuore di tutti rappresenta un’occasione per stare uniti in famiglia, l’ultima del lungo periodo natalizio iniziato con la chiusura delle scuole tra il 20 e il 23 dicembre e la sequenza di giornate rosse da calendario a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno.
Ci sono, però, tante famiglie nel mondo che non hanno festeggiato queste festività nell’armonia e nel calore del focolare domestico. Sono le famiglie dei genitori separati dai figli, una realtà venuta a galla prepotentemente nel 2019 col caso Bibbiano, che è soltanto “la punta di un iceberg di un mondo fatto da interessi, prepotenze, dolore e vessazioni sulle spalle dei bambini e dei genitori separati”, come ci ricorda Vincenzo Spavone leader della Gesef, la più rappresentativa associazione dei genitori separati ai quali viene negata da una giustizia malata la possibilità di vivere con i figli nonostante la separazione fino alla maggiore età di questi.
“Domani saremo in piazza come ogni anno – tuona il Presidente Gesef – per dedicare questa giornata in primis a tutti i bambini separati dai loro genitori che passeranno l’Epifania in comunità o in case famiglia. Un ringraziamento vivissimo – prosegue Spavone – agli assistenti sociali, agli assessori alle politiche sociali e ai magistrati civili e minorili”.
Il riferimento, chiaro e inequivocabile, è a tutte quelle strutture che, ‘in nome della legge’, nell’applicare la normativa vigente non tengono conto del danno psicologico che infliggono a tanti bambini costretti a vivere lontano dalle famiglie le quali, benché separate, potrebbero e dovrebbero proseguire nel compito di assistenza e crescita negli affetti dei loro figli in nome di quel principio di bi-genitorialità tanto decantato dalla politica ma, ahimè, troppo spesso disatteso.
E proprio sul fronte politico nel 2019 qualcosa si è mosso. C’ha provato un senatore della Lega, Simone Pillon, esponente del Family day portato in Parlamento da Salvini nel 2018 che ha presentato un disegno di legge per cambiare un sistema che fa acqua da tutte le parti e che si fonda sul ‘business’ delle case famiglia, luoghi di accoglienza per bambini e ragazzini sottratti alle famiglie, inizialmente nati per tutelare i minori a rischio provenienti da contesti familiari nei quali la Magistratura e gli assistenti sociali riscontrano pericoli per la salute mentale e fisica dei minori. Luoghi che, però, spesso finiscono col diventare parcheggi della sofferenza per i malcapitati bambini che vi entrano e difficilmente ne vengono fuori prima della maggiore età. Luoghi, le case famiglia, nei quali sovente si fa il lavaggio del cervello ai minori nel tentativo di inculcare loro odio e disprezzo nei confronti dei genitori – come accadeva in alcuni di questi centri che proprio il caso Bibbiano ha fatto emergere alle cronache nazionali – affinché siano loro stessi, nel corso dei colloqui periodici con gli assistenti sociali, a rifiutare il rientro nelle famiglie di origine in regime di affido condiviso tra la mamma e il papà.
Ma la riforma proposta da Pillon, osteggiata fortemente dalle associazioni del femminismo militante e dalle sinistre radicali, è affondata sotto i colpi di un mainstream mediatico che ne ha miniato le fondamenta. La caduta del Governo giallo-verde, poi, ha determinato la fuoriuscita dall’agenda politica della riforma dell’affido condiviso. Nonostante sia chiaro a tutti che questa è una materia urgente rispetto alla quale, in un modo o nell’altro, la politica deve fare presto e legiferare in fretta affinché altre Bibbiano diventino soltanto un brutto ricordo per tante famiglie, una piaga sanguinolenta che non smetterà mai di fare male, ma almeno potrà smettere di fare altri danni.
“Quei danni che – sostiene il presidente dei Genitori separati dai figli – è proprio lo Stato italiano a fare attraverso l’articolo 403 del codice civile, di fatto il manganello giuridico amministrativo che separa le famiglie invece di aiutarle. Oggi ci sono 40.000 bambini in Italia separati dai loro genitori che non riceveranno da loro né doni né regali, né dai loro amati nonni – si legge ancora nella nota diramata dall’associazione di categoria. La Befana – conclude Vincenzo Spavone – è una festa per tanti bambini ma non per tutti. Noi porteremo loro in dono la calza della bi-genitorialità, affinché non si spenga la luce sulle storie di tanti bambini lasciati soli e sulle vicende di tanti genitori ai quali sono stati strappati via con la forza i lori figli dallo Stato italiano, in nome della legge”.
Occorre intervenire presto per dare una riforma giusta ed efficace che spinga realmente verso un sistema normativo nel quale prevalga il concetto di responsabilizzazione di entrambi i genitori nel ruolo di mamma e papà, nonostante la separazione.
“Il bambino si dispera, piange urla e si dimena. Il suo sogno è presto detto: dalla mamma e dal papà, c’è la gioia e la bontà”. La Befana deve poter tornare a portare doni a tutti i bambini nel caldo del focolare domestico e non nella fredda solitudine di una casa famiglia. Fate presto!