Campagna #NoEutanasia: Lo IAP (Istituto Autodisciplina Pubblicitaria) dà ragione a Pro Vita e Famiglia, la campagna non vìola il Codice di Autodisciplina

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“Abbiamo vinto nel procedimento davanti all’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, il Giuri’ ci ha dato ragione e ha deciso che la nostra recente campagna sull’eutanasia era pienamente legittima, onesta, veritiera e corretta”.
Ad annunciarlo è Toni Brandi, Presidente nazionale di Pro VIta e Famiglia, all’indomani della sentenza 59/2019 dello IAP, l’Istituto che regolamenta il Codice di autodisciplina nella pubblicità, il cui Comitato di Controllo aveva infatti convocato la Onlus pro life davanti all’Istituzione facendo istanza contro la campagna sull’eutanasia promossa dall’associazione: secondo il Comitato di Controllo i manifesti affissi nelle principali città italiane non sarebbero “onesti, veritieri e corretti” e “rappresenterebbero un’esagerazione della natura sociale del problema” e “costituirebbero un richiamo scioccante”, violando cosi’ il Codice di Autodisciplina.
La campagna “#NoEutanasia”, partita nel mese di settembre, ha visto l’affissione di manifesti a Roma, Milano, Napoli e in tante altre citta’ italiane con la diffusione di video di sensibilizzazione.
I messaggi esponevano le possibili conseguenze della legalizzazione dell’eutanasia: “Marta, 24 anni, anoressica, potra’ farsi uccidere. E se fosse tua sorella? Alessandro, 18 anni, bullizzato. Potra’ farsi uccidere”, terminando tutti con l’hastag “#noeutanasia” a rappresentare chiaramente la contrarietà del mondo pro life italiano a questa deriva valoriale.
“Ci siamo difesi davanti allo IAP – si legge nella nota diffusa da Brandi a nome di Pro Vita e Famiglia – sostenendo la legittimita’ e l’onesta’ della nostra campagna, mostrando come il tipo di persone descritto sui manifesti corra un pericolo reale, sia perche’ si discutono gia’ in Parlamento proposte di legge che ammetterebbero l’eutanasia anche solo sulla base di sofferenze psicologiche, sia perche’ la legalizzazione dell’eutanasia crea un pendio scivoloso in virtu’ del quale le richieste di eutanasia si moltiplicano e vengono ammesse per situazioni prima ritenute impensabili.
Il Giuri’ ha deciso che la campagna di Pro Vita e Famiglia non violava il Codice di Autodisciplina, che quindi era “onesta, veritiera e corretta” e non costituiva una “esagerazione” del problema sociale.
Una nuova vittoria davanti allo IAP che sancisce la legittimita’ delle campagne contro la censura delle posizioni prolife.
“Tutto questo ci rincuora – conclude Toni Brandi – e ci mostra che vincere e’ possibile: abbiamo ancora tante battaglie davanti a noi e dobbiamo avere speranza che, prima o poi, se combattiamo con generosità e determinazione, otterremo la vittoria per i bambini nati o non nati, per le mamme, per le famiglie, per i disabili e i sofferenti, per i diritti dei genitori nell’educazione dei figli”.