Batterio Xylella, l’Ue all’Italia: non fece niente per bloccarlo

"Non ha proceduto immediatamente alla rimozione, nella zona di contenimento, almeno di tutte gli olivi infetti nella fascia di 20 km della zona infetta confinante con la zona cuscinetto"

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“L’Italia e’ venuta meno all’obbligo di attuare misure per impedire la diffusione del batterio Xylella Fastidiosa, che puo’ provocare la morte di numerose piante, in particolare degli olivi”. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Nel 2015 la Commissione Ue aveva adottato una decisione con la quale ha imposto agli Stati membri, in particolare, misure di eradicazione della Xylella che consistevano nel rimuovere immediatamente non solo le piante infette (in particolare gli olivi), ma anche tutte le piante ospiti – anche senza sintomi d’infezione – situate in un raggio di 100 metri attorno a quelle contagiate, e cio’ non solo nella zona infetta ma anche nella zona limitrofa, detta “cuscinetto”. Nel 2016, la Corte di giustizia, chiamata a pronunciarsi su una domanda pregiudiziale , ha dichiarato la validita’, sotto il profilo del diritto dell’Unione, delle misure di eradicazione, ma nello stesso anno, dal momento che la Xylella si era diffusa in alcune parti della Puglia da piu’ di due anni, la sua eradicazione non era piu’ possibile.

Di conseguenza, la Commissione ha modificato la propria decisione prevedendo, eccezionalmente, per i territori infetti in modo stabile, misure di contenimento anziche’ di eradicazione. Le misure di contenimento, che miravano a impedire la diffusione della Xylella, comprendono il monitoraggio del territorio interessato nonche’ l’abbattimento immediato delle sole piante infette situate, in particolare, in una fascia della zona infetta avente una larghezza di 20 km calcolati a partire dal “bordo” esterno della medesima zona, quindi una fascia limitrofa alla zona cuscinetto (grafico qui di seguito), che attraversa le province di Brindisi e di Taranto da Est ad Ovest. Nel 2018 la Commissione aveva presentato un ricorso per inadempimento dinanzi alla Corte, ritenendo che “l’Italia non si fosse conformata alla sua richiesta di intervenire immediatamente per impedire la diffusione della Xylella e che, in ragione del persistere degli inadempimenti, tale batterio si fosse ampiamente diffuso in Puglia”. Con sentenza di oggi, la Corte spiega che “alla scadenza del termine fissato dalla Commissione, vale a dire il 14 settembre 2017, l’Italia aveva omesso di rispettare due degli obblighi ad essa incombenti in forza della decisione della Commissione”. Per la Corte “in primo luogo l’Italia non ha proceduto immediatamente alla rimozione, nella zona di contenimento, almeno di tutte le piante infette nella fascia di 20 km della zona infetta confinante con la zona cuscinetto”.

La Corte rileva che “non e’ contestato che, al 14 settembre 2017, su un totale di 886 piante infette censite, 191 (vale a dire, circa il 22%) non erano ancora state rimosse nella fascia di 20 km. Non e’ nemmeno contestato che la rimozione delle piante infette in tale fascia di 20 km, quando ha avuto luogo, sia stata effettuata solo molti mesi dopo la constatazione dell’infezione di tali piante”, e sottolinea che il termine “immediatamente” contenuto nella decisione della Commissione e’ inconciliabile con un periodo di piu’ settimane o addirittura di piu’ mesi. Per quanto riguarda i diversi ostacoli materiali, amministrativi e giuridici richiamati dall’Italia per giustificarsi, la Corte ricorda che “le situazioni di ordine interno di uno Stato membro non giustificano l’inosservanza degli obblighi e dei termini risultanti dal diritto dell’Unione. L’Italia avrebbe quindi dovuto adottare misure nazionali di emergenza che prevedessero procedure piu’ rapide per superare tali ostacoli”. In secondo luogo, la Corte rileva che “l’Italia non ha garantito, nella zona di contenimento, il monitoraggio della presenza della Xylella mediante ispezioni annuali effettuate al momento opportuno durante l’anno”.

La Corte osserva che “l’Italia ha realizzato la sua ispezione per l’anno 2016 tra l’agosto 2016 ed il maggio 2017. Anche supponendo, come sostiene l’Italia, che la presenza della Xylella possa essere individuata durante tutto l’anno – circostanza che la Commissione contesta, dal momento che, in inverno, le piante a foglie caduche non hanno foglie che possano rivelare i sintomi di infezione -, resta il fatto che l’Italia non ha terminato l’ispezione annuale prima dell’inizio della primavera, stagione di volo dell’insetto vettore della Xylella, al fine di consentire la rimozione in tempo utile delle piante infette”. La Corte respinge invece la domanda della Commissione diretta a far constatare un costante e generale inadempimento da parte dell’Italia dell’obbligo di impedire la diffusione della Xylella. “La Commissione non ha provato la violazione di tali obblighi specifici – sottolinea la Corte -. A tal fine, la semplice constatazione della diffusione della Xylella non e’ sufficiente. La Commissione non ha provato neppure la violazione, da parte dell’Italia, dell’obbligo, contenuto nella direttiva 2000/29, di adottare tutte le misure necessarie per impedire la diffusione del batterio, ne’ dell’obbligo di leale cooperazione sancito dall’articolo 4 del Trattato sull’Unione europea”.